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BERCETO - Curiosità sulla festa della Madonna delle Grazie e altri ricordi di Berceto di Luigi Lucchi

BERCETO - Curiosità sulla festa della Madonna delle Grazie e altri ricordi di Berceto di Luigi Lucchi

La festa della Madonna delle Grazie non è la sagra di Berceto anche se in tanti lo pensano. La sagra di Berceto, anche se dimenticata, da oltre 50 anni, è il 15 agosto festa dell’Assunta. Proprio all’Assunta era dedicato il Duomo che solo successivamente venne chiamato Duomo di San Moderanno. La festa è fissata nella prima domenica dopo l’8 di settembre.  Tutte le funzioni religiose, Sante Messe, sono celebrate al Santuario. Un tempo questa festa durava due giorni e il lunedì era, in pratica, per Berceto, una giornata festiva in cui, al Santuario venivano celebrate diverse Sante Messe. In paese c’era la grande fiera. Per il turismo d’allora, rappresentato solo da diverse famiglie, provenienti anche da Roma, oltre che da Parma, Genova e Milano, che a Berceto avevano, da decenni, la seconda casa, il lunedì della Madonna delle Grazie rappresentava il giorno in cui la casa di Berceto veniva chiusa e la sarebbe rimasta fino all’inizio luglio dell’anno successivo. Da bambino questo lunedì, per me, era triste perché i miei amici del Belvedere: Luca e Antonio Bartorelli sarebbero andati via e non li avrei piu’ rivisti per dieci mesi. All’inizio della nostra amicizia ritornavano a Siena dove il padre Cesare insegnava e curava in quell’ospedale, successivamente a Milano. Il loro padre era notissimo. A Berceto arrivava su una grossa Opel guidata dal suo autista Boris. Quando era al Belvedere dovevamo fare silenzio perché riposava. Quando a Berceto s’imbatteva, però, anche il Vescovo mons. Evasio Colli, a Bartorelli Cesare, sicuramente d’accordo, gli faceva uno scherzo da prete: il Vescovo, in chiesa, invitava i bercetesi, con problemi di salute, a fare una visita specialistica, rigorosamente gratuita, dal Prof. Cesare. In questi casi il giardino del Belvedere si riempiva di persone che aspettavano il proprio turno per farsi visitare. Bartorelli è stato importante per Berceto e infatti, soprattutto quando andò a Milano, diventò un punto di riferimento per i nostri ammalati, cardiaci, piu’ gravi. Noi bercetesi, insomma, ci permettevamo cure che non ci saremmo permessi senza di lui. Aveva fatto scalpore, anche sui giornali, visto che Bartorelli era il cardiologo di Agnelli, un intervento a una bercetese: Zambernardi Orsi Giacomina. Tutta Berceto, poi, nell’estate successiva, aveva accolto il Professore, nel salone della Casa della Gioventù gremito come segno di riconoscenza e lui, con gentilezza, d’altri tempi, aveva donato a Giacomina un mazzo di rose bianche. Anche per questi motivi, nel 2012, l’Amministrazione Comunale ha voluto intitolare, con la presenza del Ministro degli Interni Cancellieri, i giardini del Comune a Cesare Bartorelli. Ormai i profumi del cibo sono quasi scomparsi e in tutti i modi siamo abituati a sentirli tutti i giorni. Un tempo, alcuni profumi, cadenzavano le feste. Ad esempio a Berceto il profumo di torte, dolci, riempiva il paese proprio alla vigilia della Madonna delle Grazie, quello della mostarda per Santa Caterina e delle spongate da Santa Lucia a Natale. C’era il profumo di dolci, il sabato, e gli scolari piu’ bravi ricordavano, con piacere, la poesia del Leopardi: sabato nel Villaggio. Per davvero, da bambini, l’atmosfera di vigilia, quel sabato era bellissima. Iniziava, addirittura, giorni prima visto che frotte di fedeli intraprendevano la novena di preghiere. Don Ronchini, il primo parroco che ho conosciuto io del Santuario, metteva addirittura delle grandi tende rosse ad adornare lo spazio dell’altare dalla balaustra. L’altare era chiuso da queste tende di velluto e non era possibile vedere l’immagine della Madonna posta sull’altare. Le candele, le preghiere, tutto era indirizzato alla statua posta a inizio navata dx. La stessa statua che poi veniva portata in processione. Attendevo, con frenesia, i giorni della festa. Tutto il paese, in definitiva, si spostava in Via Seminario davanti a casa mia. Il via vai era continuo di centinaia di fedeli. Immagini che mi tornavano alla mente nel vedere i fedeli indiani ad immergersi nel Gangi. Il giorno della festa, anche se dalla smania mi alzavo prestissimo, sotto la prima pianta del viale al Seminario trovavo, con il suo minuscolo banchetto, la Giuseppa, di Fugazzolo. Aveva le stampelle. Era una vecchietta “stroppia” che vendeva, in carta sottilissima, direi trasparente, uno scritto misto religioso e profano. C’erano perfino i numeri del lotto da giocare insieme a un pensiero religioso rivolto alla Madonna. Io avevo piacere che lei ricevesse offerte e da impudente obbligavo i passanti a fermarsi e a dare qualche soldo. Arrivava, poi, anche una signora di Ravarano e sono convinto, comunque ho l’immagine, di una signora che per raggranellare offerte facesse suonare la fisarmonica al marito che lei accompagnava. A orario di pranzo, con piatti che si tramandavano anno per anno: agnolini, lesso con salse fatte in casa, arrosto con patatine fritte, busilano e crostata, diventavo insistente con Giuseppe e la coppia di Ravarano perché le volevo portare in casa a pranzo. Non venivano quasi mai, per non perdere un soldo dei passanti, ma almeno accettavano che gli portassi da mangiare e preservavano, per altre occasioni, il pezzo di pane che avevano racchiuso in un fazzoletto. Non sempre ma nei giorni precedenti la festa, poteva capitare che con mia mamma e mio babbo andassimo a raccogliere la nostra frutta nei diversi campi: al Bosco, al Campo Lungo, alla Casetta, nell’Aia. Un tempo ognuno aveva piante da frutta che si raccoglieva ancora sulle piante avendo cura di lasciarle prendere la prima acqua di Settembre. La frutta, poi, serviva per tutto l’inverno ad esclusione delle feste di Natale in cui si compravano i Partugalli (arance). Raccogliere la frutta al Bosco era l’occasione per ricordare i carabinieri morti dal colera. Carabinieri che il Circolo culturale Prezzolini ha voluto ricordare anche lo scorso anno. Sono morti nel casone del mio Bosco e sono stati sepolti in una porzione di terreno diventato, poi, campo. Per rispettare le loro povere tombe avevano posto una pianticella di pere. “peir musc”. Forse ci sono ancora queste tre piante di cui una ed “peir forn”. Con l’arrivo di Don Celso, al Seminario, io e Luciano (Decio) diventavamo i chierichetti ufficiali. Il giorno della Madonna delle Grazie e il lunedì servivamo diverse Messe. Mai quella solenne delle 10,30 alla quale seguiva la Processione. La Santa Messa veniva servita da sacerdoti che mettevano, però, la cotta (“blusa” bianca) come i chierichetti. La Processione era imponente perché vi prendevano parte tante persone che arrivavano a piedi da Corniglio, Calestano e Pontremoli oltre a tutti i Bercetesi. Le vie in cui passava erano piene, alle finestre delle case, di drappi rossi. Tutto il Viale del Seminario (Via Colli), tutta Via del Seminario, Piazza Barbuti, Via Sestio, Via Perini, Via Pier Maria Rossi, Strada Romea e quindi ancora Via Seminario. Al termine della Processione la benedizione solenne.Nonostante questi ricordi, nonostante le tante funzioni religiose a cui ho partecipato al Santuario, anche come chierichetto, nonostante l’esempio di mia mamma che fino a pochi mesi prima di morire (30 marzo 2014), ottobre 2015, andava a fare una visita alla Madonna ogni giorno, a piedi, estate e inverno, ho scoperto solo domenica 27 agosto 2017, a Pietramogolana, grazie all’omelia di Don Giovanni Battista (sacerdote della martoriata Costa d’Avorio), il ruolo della Madonna.Prima credevo fosse una nostra simpatia di umani, una nostra confidenza, l’esaltazione del suo ruolo di mamma e quindi la confidenza, innata, che si poteva avere con Lei piu’ che con Dio e Gesù. Insomma uno dei tanti aiuti, ampliati, della nostra mente, per avvicinarci a Gesù Dio fattosi uomo. L’omelia di Don Giovanni Battista di domenica verteva sul brano Evangelico delle Nozze di Cana. Dell’acqua tramutata in vino. Improvvisamente, anche se duro di cervice, ho ritenuto d’aver compreso la grande dignità Evangelica della figura della Madonno. Intanto è Lei a sollecitare Gesù nel Suo primo miracolo. Maria e Gesù sono insieme a una festa di matrimonio. Maria, come donna arguta, sensibile, come solo le donne possono e sanno essere, si accorge che la grande e gioiosa festa potrebbe tramutarsi in tristezza, in fallimento, se venisse a mancare il vino come aveva intuito. Si rivolge a Gesù e questo gli risponde come rispondono i figli sempre infastiditi dalle richieste delle mamme perché non subito vengono comprese. Lei, però, non diede peso al Suo apparente disinteresse e chiese ai servi (noi) di riempire le otre d’acqua. Anche queste la guardarono con aria di compatimento ma fecero quanto gli era stato chiesto e lo fecero solo per divertirsi, per burlarsi di Lei. L’acqua, però si tramutò in vino. Vino buono. Il piu’ buono della festa. Da credente tiepido ho compreso l’insegnamento, il ruolo di Maria, il ruolo di noi servi. Se ho compreso io che sono di dura cervice avrete compreso meglio voi. Avrete compreso da sempre il ruolo di Maria. Io, per davvero, l’ho compreso domenica, a 62 anni, nonostante non abbia mai messo in dubbio Maria Immacolata, la nascita di Gesù da una Vergine. Il Rosario, poi, lo credo un grande aiuto. Un dono che mio padre mi ha voluto lasciare recitando, in ottobre, per tutto il mese, per tutti gli anni, il Rosario in famiglia, ogni sera. Un passetto verso la Fede, verso i dono della Fede nascosti ai superbi e donati ai semplici, l’ho fatto domenica e grazie a un Sacerdote di colore.Per intanto buona Festa della Madonna delle Grazie. Come Comunità civile riordiniamo il paese. Come Comunità religiosa prepariamoci ai doni di Fede. Domenica 10 settembre sarà una grande festa e l’acqua si tramuterà, come sempre, in vino. Può avvenire sempre con l’intercessione di Maria e l’obbedienza dei servi (noi) alle Sue esortazioni. Luigi Lucchi Sindaco di Berceto.LeggendaLa leggenda dice che il simulacro della Madonna fu scoperto in un bosco al Passo della Cisa. Si sviluppò una forte disputa tra gli abitanti di Pontremoli e quelli di Berceto perché entrambi i paesi volevano la statua. Si arrivò a decidere di mettere il giogo a un bue di Pontremoli e a uno di Berceto e attaccare un carro con sopra la statua lasciando la scelta ai buoi dove dirigersi. I buoi raggiunsero la periferia di Berceto e si bloccarono in un impervio roveto e non ci fu modo di farli giungere in paese. I bercetesi compresero che andava costruito un Santuario in quel luogo. Con i frati Agostiniani costruirono un Santuario e un convento.La devozione verso la Madonna si diffuse tantissimo e nei momenti di disperazione e pericolo tutti i bercetesi si rivolgono fiduciosi alla propria Madre Celeste.

fonte Luigi Lucchi Sindaco di Berceto

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