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Giugno 2018
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Trame: Storie, intrecci, luoghi e racconti Tito Pioli presenta il suo libro “Alfabeto mondo - Romanzo abbecedario”

Sala Baganza, PR, Italia
Trame: Storie, intrecci, luoghi e racconti  Tito Pioli presenta il suo libro “Alfabeto mondo - Romanzo abbecedario”

 

Sabato 24 marzo alle 17 nella Biblioteca comunale di Sala Baganza, l’autore parlerà del suo romanzo d’esordio, con tante piccole e grandi storie, insieme al critico Camillo Bacchini

«Mammamia» è il nome del «protagonista», ma è anche l’espressione che ritorna con una certa frequenza nella testa del lettore. «Alfabeto mondo - Romanzo abbecedario», che verrà presentato dall’autore Tito Pioli insieme al critico Camillo Bacchini alle 17 di sabato 24 marzo nella Biblioteca comunale di Sala Baganza presso la Rocca Sanvitale, è infatti un volume che stupisce. 

La presentazione, a ingresso libero e gratuito, che rientra tra gli appuntamenti della rassegna “Trame: Storie, intrecci, luoghi e racconti” che si svolge in tutti i comuni dell’Unione Pedemontana Parmense con il contributo della Regione Emilia-Romagna, porterà all’attenzione del pubblico un’opera dall’impostazione «facile», del libretto con cui si impara a leggere a scuola e la ricchezza di contenuti degna di un glossario sull’esistenza: si sfoglia e si consuma con piacere, una voce dopo l’altra, riconoscendosi a più riprese nelle visioni del «narratore», un quarantenne inchiodato a un letto in seguito ad un grave incidente che, in un grido di aiuto che non si fa fatica ad immaginare, chiama di continuo la sua mamma, perno del presente e guida paziente in un futuro che, per non soccombere al passato, è necessario inventarsi, una parola dopo l’altra. 

Tante piccole grandi storie, quelle narrate nelle pagine d’esordio dell’autore, che costituiscono le maglie di un intreccio che in realtà non esiste, in un libro alla cui «antistruttura corrispondono un’antiscrittura e un’antimorale del profitto» (per dirla con le parole di Camillo Bacchini, che firma la nota di chiusura del romanzo»). Dalla A di «Albero» alla Z di «Zero»: 75 parole e frasi sono state scelte dallo scrittore per dipingere il mondo di «Mammamia» e, al lettore in grado di abbandonarsi al punto di vista fanciullesco e amaro del narratore, sembrerà davvero di imparare nuovamente a leggere. 

La chiave, infatti, è quella di una fantasia puerile arricchita del tormento di chi, il mondo, ha fatto in tempo a conoscerlo. La meraviglia e il disincanto insieme, che vanno a braccetto, come una coppia di anziani sposi stanchi ma ancora innamorati. Mammamia riceve in dono un abbecedario illustrato dei primi del Novecento e, sfogliandolo, evade. Sembra quasi di vederlo prendere il volo, dal suo letto nell’appartamento della corte di via Del Biondo a Lucca. 

Racconta e spiega, con il suo personalissimo (e incantevole) linguaggio, di esperienze e universi vissuti o immaginati. Le voci, organizzate secondo modalità diverse (dell’aneddoto, dell’aforisma, dell’invettiva, della poesia, del frammento, della narrativa), finiscono per costituire brevissimi capitoli di un (anti)romanzo dolce come il miele. Ci sono tematiche che ritornano con frequenza (il carcere, lo Stato e la politica tutta da ridere, l’assenza, l’infanzia), e spunti cui si fa solo cenno, dei quali si vorrebbe leggere ancora, e tanto di più. Il genere qui non esiste, e in fondo poco importa, perché la logica abita altrove («il canone sembra proprio quello della rottura delle barriere tra i generi» spiega, nella prefazione, Elvio Guagnini). E anche se l’impianto del testo è tanto semplice da spingere a domandarsi «perché non l’ho scritto io?», a far funzionare l’ingranaggio è soprattutto l’insuperabile capacità di visione dell’autore, un libraio antiquario che «legge le interviste sui giornali cominciando dalla fine» e che «va al mare da solo e ai Capodanni con gente che non conosce». È un abbecedario ma sembra anche un bel disegno, questo libro: un disegno di quelli per cui servono pennarelli di mille colori. Non si spaventino, però, coloro ai quali questi colori sembreranno troppi. Il disorientamento iniziale si risolve in poche righe, giusto il tempo di arrivare ad «Armonie», la terza voce della prima lettera: «Le disarmonie sono le uniche armonie, mica i fiori sui balconi, mica il sole al tramonto, solo le disarmonie sono belle».