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Agosto 2018
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Parma - Al museo Glauco Lombardi ABITO E MANTO DI GALA DI MARIA LUIGIA D’ASBURGO, la moglie di Napoleone

Parma -  Al museo Glauco Lombardi ABITO E MANTO DI GALA DI MARIA LUIGIA D’ASBURGO, la moglie di Napoleone

ABITO E MANTO DI GALA 

DI MARIA LUIGIA D’ASBURGO

Manifattura parigina (?)

Tulle: fine secondo decennio secolo XIX

Confezione abito: 1835-1840

Materiali: seta, tulle, lamina di rame argentato

Misure: Altezza cm 120

Ampiezza gonna cm 64 Lunghezza complessiva abito e manto cm 270

 

L’abito di gala corredato da un lungo manto appartenuto a Maria Luigia d’Asburgo è senza dubbio uno degli oggetti più suggestivi conservati presso il museo napoleonico fondato da Glauco Lombardi a Parma, città di cui l’ex imperatrice fu duchessa, secondo le disposizioni del Congresso di Vienna, dal 1816 al 1847, anno della morte.

 

Il coordinato fu acquistato da Glauco Lombardi nel 1934 presso l’ing. Giovanni Sanvitale, ultimo erede maschile di Albertina Montenuovo, figlia di Maria Luigia e del generale Adam Neipperg, che sposò nel 1833 il nobile Luigi Sanvitale. Oltre all’abito, a Lombardi fu ceduto un vasto patrimonio di oggetti, opere e documenti appartenuti alla duchessa e precedentemente rifiutati dalle amministrazioni locali oltre che in ambito francese; il prezzo concordato con il Sanvitale per tutti i pezzi fu di £ 105.000, con l’impegno di “assicurarli ad un pubblico museo”.

 

Il prezioso abito da cerimonia, utilizzato da Maria Luigia in ricorrenze ufficiali, è composto da tre pezzi: il corpetto a punta in raso di seta e tulle ricamato in filato d’argento, la gonna con fitta pieghettatura, sempre in raso di seta con ricamo su tulle, e il manto in gros de Tours moire allacciato al punto vita. Il ricamo, presente sull’abito anche con piccole mouches in filo d’argento disseminate su tutta la superficie, si concentra lungo il bordo inferiore della gonna e il perimetro del manto con motivi di matrice classica: cornucopie, tralci di uva e grappoli, simboli di abbondanza e prosperità e allusivi al felice governo della sovrana.

Una fascia azzurra porta in evidenza la decorazione di Gran Croce dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, di cui la duchessa assunse il Gran Magistero.

 

 

Nell’inventario Atours de Sa Majesté la Princesse Impériale Marie Louise Année 1840, tra i Manteaux de Cour ricamati in oro o argento, sono citati un manto in stoffa marezzata blu cielo e un vestito di tulle bianco ricamato con foglie di vite; entrambi furono confezionati a Parigi nel 1838 e potrebbero forse essere identificati con l’abito esposto. 

 

L’attuale allestimento del tessile, collocato nel settecentesco Salone delle Feste, risale al 2005, anno in cui si è concluso l’impegnativo intervento di restauro durato oltre un anno, che ha permesso di porre rimedio al forte degrado conservativo in cui si trovava il vestito, consentendo in particolare di agire sugli estesi tagli verticali del tulle fortemente disidratato e appesantito dai ricami. L’elegante coordinato ha così quasi integralmente potuto recuperare l’originario splendore; il restauro è stato nello stesso tempo occasione di approfondimento sulla composizione di alcuni materiali utilizzati. Ad esempio il tulle meccanico di seta, nella visione a microscopio, ha rivelato una struttura a maglie verticali, realizzata con una coppia di fili rivestita completamente da un involucro di amido e intrecciati solo agli angoli dei moduli esagonali; anche l’analisi del ricamo d’argento ha prodotto interessanti risultati: la laminetta variamente punzonata, usata come filo di ricamo nelle diverse parti dell’abito, ha mostrato nelle analisi un alto tenore di rame e minor quantità di argento. La sezione stratigrafica ottenuta dai campioni ha evidenziato al suo interno la sola presenza di rame, mentre l'argento è visibile unicamente in superficie, tanto che a volte lo strato sottile di argento lascia affiorare le ossidazioni verdognole del rame.

                                                                                                                                                                     FRANCESCA SANDRINI

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