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Agosto 2018
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Elena Samperi, pittrice e artista

Elena Samperi, pittrice e artista

Elena Samperi nasce a Genova nel 1951, la madre è originaria di Mossale Superiore, piccolo borgo in Comune di Corniglio. Inizia a dipingere a soli 17 anni, frequentando corsi di pittura e grafica nella sua città; tra il 1968 e il 1971 frequenta gli studi di Arnaldo Bartoli e Cesare Zavattini, maestri dai quali acquisisce fondamentali indicazioni sull’approccio tecnico dell’arte.

Tra il 1972 e il 1978 segue numerosi corsi tra Francia e Inghilterra, dove si trasferisce, a Londra, nel 1975, lavorando parte della giornata come insegnante di italiano e continuando parallelamente la sua attività di artista. Con la mostra “Women’s Images of men” entra nel panorama artistico londinese. Grazie all’amica Marisa Rueda compie diversi viaggi in Sudamerica, dove decide di trasferirsi, in Brasile, nel 1985. L’incontro con la foresta amazzonica diviene il centro della sua vita e della sua arte. Muore in un incidente stradale nel 1987, a soli 36 anni.

E’ un’artista dalla produzione enorme, che sperimenta moltissimo a livello tecnico e tematico, immergendosi a fondo nell’arte e nella vita: la favola illustrata, il ruolo della donna nella società, la foresta amazzonica e la sua distruzione… sono solo alcune delle tematiche che affronta nel suo percorso, tra Inghilterra e Brasile.

Alla morte di Elena, i genitori portano in Italia parte delle opere, in quel momento conservate tra Inghilterra e Brasile, e allestiscono una mostra permanente presso l’abitazione di Mossale Superiore. Nasce in loro, molto presto, il desiderio di donare buona parte dei dipinti ad un Ente che ne permetta una più ampia fruizione da parte del pubblico; a questo traguardo si arriva nel 2011, quando il padre dona più di 50 pezzi al Comune di Corniglio.

Su di essi si impernia l’allestimento della collezione, realizzato dai Parchi del Ducato al primo piano dell’edificio dell’Ex Colonia Montana a Corniglio.

 

Ricordo di Elena bella di fama e di sventura

 

Care amiche, cari amici,

 

forse non potete immaginare quanto Elena fosse bella sia nei tratti fisici che nei lineamenti interiori (“bella / fino alle lacrime”, scriverebbe Wislawa Szymborska). Mi riferisco alla pittrice Elena Samperi, creatura bella di fama e di sventura. Era (scusa, Elena, se parlo di te al passato) mia coetanea e conterranea, ho avuto il piacere e l’onore di percorrere un significativo e gioioso segmento di giovinezza con Lei, anche in virtù del nostro comune sentire in materia di cultura e d’arte. Poi, come una rondine inquieta e un po’ temeraria, avvertì il bisogno di volare nelle contrade londinesi e successivamente in quelle brasiliane. L’altro ieri (26 febbraio 2014) avrebbe / ha compiuto, chissà dove - chissà come [*], 63 fulgidi e intensi petali di vita. Me la figuro come una signora distinta e giovanile, molto attiva e appassionata, più che mai nonconformista (una nonconformista creativa dalla mente acuta e dal cuore tenero, secondo la celebre definizione contenuta in uno dei nostri libri preferiti di quegli anni: “La forza di amare” di M. L. King). Di origine cornigliese da parte di madre, poliglotta e plurilaureata, di abitudini e vedute cosmopolite, strenuamente impegnata per l’emancipazione femminile, coerentemente solidale con le persone deboli e sofferenti, nelle ultime stagioni della sua esistenza partecipò alle lotte in difesa della foresta pluviale amazzonica e delle popolazioni indigene. Morì a 36 anni nella periferia di San Paolo del Brasile, ove da tempo viveva (insieme con altri amici artisti), a seguito di un tremendo incidente stradale. Dall’ottobre 1987 riposa nel minuscolo camposanto di Mossale in Alta Val Parma, sull’Appennino parmense, nel cuore dell’incantevole Parco regionale dei Cento Laghi. Elena viene oggi considerata simbolo di speranza e sprone all’impegno per l’affermazione dei diritti umani, culturali e civili in ogni parte del mondo. Alcune sue opere pittoriche - tra le più graffianti in senso anticonformista e profetico - risultano esposte all’estero in prestigiose gallerie d’arte; mentre numerosi suoi quadri, fino a qualche tempo fa amorevolmente custoditi dai genitori Gemma e Salvatore (ormai scomparsi), stanno trovando un’adeguata e intelligente ospitalità nei suggestivi e ariosi ambienti dell’ex Colonia Montana di Corniglio capoluogo. Alla memoria di Elena un giorno ho dedicato questi scarni ma sentiti e genuini versi: “Nei suoi occhi di perla / eternamente in fuga / come le onde dei mari / e nella sua arte ardita / palpitava la sofferenza / delle creature oppresse. / Avversò le ingiustizie. / Contrastò i prepotenti. / La ricordano gli umili. / Di lei nulla andrà perso.” … “Di lei nulla andrà perso”, di lei nulla dovrà andare perso: appunto. In conclusione, grazie infinite a tutti coloro (autorità e semplici cittadini) che - spinti da un generoso e sinergico spirito di competente lungimiranza - si stanno prodigando affinché sul serio nulla di lei vada perso: né opere né valori né sogni!

 

Nando Donnini

 

Sesta Inferiore di Corniglio (Parma - Italia), 28 febbraio 2014

 

[*] Immagino Elena disinvolta e raggiante, assieme ai suoi congiunti e ai suoi amici artisti, ospite molto festeggiata di una comunità indigena della foresta pluviale amazzonica, il variopinto e smagliante “polmone ferito del nostro globo”: “… l’Amazzonia, questo immenso deposito di ricchezze naturali, sede di un’infinita biodiversità e forse tesoro della nostra medicina del futuro, non è soltanto l’esempio più allarmante dello scempio recato dall’avidità umana all’equilibrio del pianeta, ma diventa metafora della nostra civiltà paranoica che quanto più produce tanto più divora se stessa.” (Da “Viaggi e altri viaggi” di A. Tabucchi, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2010, pag. 242) 

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