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Settembre 2018
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Walter Madoi - Artista (Collecchio 26 marzo 1925 - Milano 13 marzo 1976)

Walter Madoi - Artista (Collecchio 26 marzo 1925 - Milano 13 marzo 1976)

Walter Madoi nasce a Collecchio (PR) il 26 marzo 1925, è il più giovane di tre fratelli e proviene da una famiglia antifascista. Suo padre è infatti un vecchio socialista perse­guitato dal regime. Passa l’infanzia tra Parma, dove nel frattempo si sono trasferiti i geni­tori, e Pieveottoville (Zibello), ospite di alcuni parenti, dove impara ad amare il Po e la sua gente. Studia all’Istituto d’Arte di Parma e frequenta le Accademie di Belle Arti di Bologna e Brera; a 15 anni vince un premio nazionale di pittura, il primo di una lunga serie di prestigiosi riconoscimenti: a 17 anni allestisce la sua prima mostra personale. A 18 anni imbraccia il fucile e prende “la via dei monti’ con il fratello Giovanni: l’espe­rienza partigiana, condotta sul Monte Penna e nel Tizzanese, solca profondamente la sua esistenza e lascia tracce indelebili anche nella sua sensibilità di artista. “Cardenio” (questo il suo nome di battaglia) prende parte a varie missioni di guerra, emergendo per “coraggio e abnegazione”: il suo valore di combattente viene però uffi­cialmente riconosciuto molti anni dopo la sua morte, con l’assegnazione di una meda­glia d’argento (Decreto del Presidente della Repubblica 24 gennaio 1985). Nel 1945, poco prima di approdare a Milano, affresca la volta della sala consigliare del Municipio di Parma, che viene inaugurata dal Presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Insegna per anni educazione artistica in vari istituti emiliani e lombardi, apre una mo­desta fabbrica di ceramiche, diviene quindi direttore artistico della “Motta” e poi diri­gente di un affermato ufficio di pubblicità. Agli inizi degli anni Sessanta comincia a frequentare le contrade dell’Alta Val Parma. Si affeziona in particolare al minuscolo borgo di Sesta Inferiore (m. 923), nel Corniglie­se: lassù affresca le pareti della chiesetta di S. Rocco e i muri esterni delle case, ripren­dendo un’antica consuetudine della Brianza. Queste originali imprese pittoriche, fra cui il vasto affresco della Crocefissione (350 mq), gli procurano notorietà e rinnovata fidu­cia in sé stesso . . . Tanto che in quegli anni decide di dedicarsi esclusivamente all’arte: apre uno studio a Parma e poi - nel 1970 - torna a Milano, dove ottiene crescenti successi e riconoscimenti (tra i quali il conferimento della cittadinanza onoraria e l’asse­gnazione di un nuovo studio alle Colonne di San Lorenzo). Nell’autunno 1974 avverte i primi sintomi del terribile male che lo stroncherà. Nono­stante la malattia, sopportata stoicamente, trova la forza di intensificare l’attività artisti­ca: realizza il monumento di bronzo, dedicato alla Sofferenza/Resistenza, collocato nella piazza del Municipio di San Donato Milanese: compie studi per un ulteriore monumento, ri­masto incompiuto, destinato alla piazza XX Settembre di Genova; affresca l’abside della Chiesa di Costa Sant’Abramo di Cremona; scolpisce quello che sarà il suo monumento funebre. Si spegne a Milano il 13 marzo 1976 e riposa nel bucolico camposanto di Sesta Infe­riore, accanto a molti dei suoi più autentici modelli. Suoi dipinti e sue sculture fanno parte di rinomate collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero (ove ha tenuto svariate mostre personali). Oltre alle opere già citate, ricordiamo - per quanto riguarda la pittura - le vetrate della chiesa “Sacra Famiglia” di Torino e del collegio delle maestre Luigine di Parma, gli affreschi delle chiese del “Corpus Domini” di Parma e dei Cappuccini di Busto Arsi­zio, nonché i celebri studi per l’affresco di 40 metri del muro di Berlino (forse la sua iniziativa più clamorosa e drammatica); per quanto concerne la scultura, ricordiamo invece i mo­numenti posti nel cimitero di Busto Arsizio.In suo onore sono state allestite importanti mostre postume e attiva­te iniziative promozionali di vario genere (fra cui un concorso nazionale grafico-pittorico), nel suo nome sono sorti Comitati locali d’impegno civile e Centri di animazione socioculturale e ambientale. Tutto ciò fa ben sperare per una seria rivalutazione culturale del patrimonio creativo di Walter Madoi e soprattutto per la prosecuzione di un’incisiva opera di recupero, tutela e valorizzazione degli affreschi realizzati a Sesta Inferiore di Corniglio (“quel paese [deliziosamente trasformato in “museo all’aperto”] che ha tanto amato”, come un giorno ha voluto precisare la consorte signora Isabella Carenini Madoi, “splendida musa e modella” volata pure Lei troppo presto nel Paradiso degli Artisti).

(A cura di Nando Donnini)

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