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Ottobre 2018
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Parma - CHIESA DI SAN GIOVANNI con la cupola del CORREGGIO

Parma - CHIESA DI SAN GIOVANNI con la cupola del CORREGGIO

Chiesa di San Giovanni Evangelista

La cupola del Correggio

Nel mezzo del transetto si apre la cupola, capolavoro correggesco. È la prima opera in ordine cronologico eseguita dall'Allegri in san Giovanni (1520) e indubbiamente la più affascinante presente in chiesa per la straordinaria carica innovativa che esprime. Anticipando quel linguaggio già quasi barocco che si manifesterà appieno nell'affollato e vorticoso cielo della cupola del Duomo, l'invenzione del Correggio annulla il limite fisico delle pareti creando l'illusione di uno spazio immaginario: un cielo aperto sulle cui nubi sono adagiati gli apostoli, di un vigoroso plasticismo michelangiolesco, e al cui centro campeggia la figura di Cristo ritratta “di sotto in su”. L'identificazione del soggetto rappresentato è piuttosto complessa: se lo schema iconografico pare alludere a un'Ascensione del Redentore, a guardar bene il moto di Cristo, reso evidente dallo svolazzo dei panneggi, è discendente e non ascensionale, mentre, d'altra parte, la figura quasi nascosta di san Giovanni, steso sul cornicione della cupola, al di sotto del cerchio degli apostoli e visibile solo dal presbiterio, riconsegna la composizione alla tematica del Santo titolare della chiesa. Nei pennacchi sono rappresentati i Padri della Chiesa accoppiati agli Evangelisti: s. Marco e S. Gregorio Giovanni e S. Agostino, S. Luca e S. Ambrogio, S. Matteo e S. Girolamo; mentre lungo il tamburo compaiono a monocromo i simboli degli evangelisti tra angeli. Nei sottarchi Correggio dipinse figure monocrome di eroi biblici, mentre decorò a grottesche i semi-pilastri sottostanti. Al di sopra del presbiterio è ancora l'Allegri a dipingere le grottesche della crociera mentre i putti nelle vele sono più tardi. 

Fonte: monasterosangiovanni

Storia della chiesa

Sarebbe impossibile oggi ricostruire il profilo medievale del monastero benedettino di San Giovanni Evangelista quale era prima che una distruzione intervenuta per degrado e a seguito di un incendio, intervenuto nel 1477 durante un fatto d’arme che coinvolse degli esponenti della famiglia Rossi, ponesse l’urgenza di una edificazione ab imis dell’intero complesso: basilica, convento, chiostri.

È da Ireneo Affò che apprendiamo della costruzione del monastero avendone parte il vescovo Sigefredo II, lo stesso che troviamo dietro alla costruzione della chiesa di San Paolo annessa al convento benedettino femminile omonimo.

Riprendendo informazioni dalla storiografia può ritenersi che la datazione fornita dal Mabillon (983), coincidente con quella assunta da Affò, sia fondata.

Si confermerebbe perciò la contemporaneità degli insediamenti benedettini di San Giovanni Evangelista e di San Paolo, sorti entrambi ai margini settentrionali della città, extra moenia, ma entro il pratum regium, in una fase che vede il progressivo strutturarsi del quartiere ecclesiale del duomo, del canonicale claustrum e, nel giro di pochi decenni, anche la formazione della cattedrale e del palazzo Vescovile.

È il vescovo Sigefredo II che investe direttamente il religioso Giovanni dell’incarico di primo abate. Vestito di un abito monacale al rientro dall’ultimo pellegrinaggio a Gerusalemme, Giovanni accredita a sé questa funzione, partecipando al sinodo benedettino di Ravenna del 983, con il quale egli ottiene il riconoscimento della nuova comunità monastica.

Il transito per Parma dell’abate cluniacense Maiolo di Cluny nell’anno 988 sarebbe conferma dell’avanzato processo di istituzione del convento bendettino e dell’intervenuta autorizzazione da parte dell’ordine.

Ciò significava dilatare gli orizzonti della città monastica, introdurre un ulteriore strumento di evangelizzazione, nel superamento definitivo della fase ariana.

La chiesa veniva eretta in sostituzione di un precedente oratorio dedicato al benedettino san Colombano.  

Sicché delle antiche vestigia rimangono solo e in parte le tracce residue della attività amanuense, con una scuola miniatoria, attiva proprio nella fase di transizione intorno al nono decennio del secolo XV, allorché non era ancora costruito il nuovo convento, benché i monaci benedettini avessero già aderito alla riforma di santa Giustina.

I libri corali provengono proprio dal monastero padovano, dal quale dovevano giungere senza l’ornamentazione, a cui avrebbero provveduto Damiano da Moile “parmensis”, Francino da Moile, sempre originario della città, e poi, a partire dal 1492, Michele da Genova, che compare tra i destinatari dei pagamenti compiuti dal convento

fonte: PIAZZADUOMOPARMA

immagine: monasterosangiovanni

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