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Gennaio 2019
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DEVASTATA LA EX AREA DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO NEL TORRENTE PARMA

Parma, PR, Italia
DEVASTATA LA EX AREA DI RIEQUILIBRIO ECOLOGICO NEL TORRENTE PARMA

 

 

Per ignoranza e ignavia un’altra devastazione ambientale è stata compiuta in città, nel torrente Parma, sulla sponda destra tra il ponte Stendhal e il ponte Dattaro. Quella che era l’Area di Riequilibrio Ecologico non esiste più, caduta sotto i colpi delle ruspe di Aipo con la connivenza del Comune di Parma. Sotto il profilo etico possiamo parlare di crimine ambientale.

 

Quel tratto di sponda del torrente Parma non ha mai costituito alcun pericolo per la sicurezza idraulica, poiché è debitamente rialzato rispetto all’alveo e, inoltre, proprio il rinfoltimento della vegetazione era una garanzia per il trattenimento di rami e tronchi.

 

A questo scopo l’ARE era stata voluta dall’allora sindaco Lavagetto, istituzionalizzata dal sindaco Ubaldi e confermata, pur senza risorse, dal sindaco Vignali. Ricordiamo in particolare l’allora assessore Lisi, che ne colse appieno l’importanza e si battè per realizzarla: un oasi ecologica di circa 7 ettari alle porte della città. Se oggi i parmigiani possono godere della vista dei caprioli in città è per quell’azione di rinaturalizzazione. Legambiente ebbe l’onore e l’onere di progettarla e gestire l’avvio, fino al raggiungimento dell’equilibrio ecologico voluto.

 

Purtroppo l’Amministrazione Pizzarotti se ne è disinteressata da subito e non l’ha confermata tra gli strumenti urbanistici e le aree naturali di valenza regionale. Caduta nel dimenticatoio, ora è caduta sotto le ruspe.

È facile riempirsi la bocca della parola sostenibilità, ma gli atti concreti vanno in direzione opposta.

 

Infine, come Legambiente, non possiamo che rammaricarci dell’azione distruttiva di Aipo che purtroppo è un ente autoreferenziale e retrogrado, dove latitano le competenze necessarie ad affrontare la situazione sotto il cambiamento climatico; affronta ancora la sicurezza idraulica con un approccio da anni Cinquanta che per la naturalità del fiume prevede un solo concetto: tabula rasa. È un ente che va profondamente riformato.

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