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Presentazione di Studi verdiani 28

Parma - Parma - Casa della Musica
Presentazione di Studi verdiani 28

ore 17.00 Auditorium della Casa della Musica P.le San Francesco, 1

  L'ISTITUTO NAZIONALE DI STUDI VERDIANI     presenta     Il numero 28 dell’annuario scientifico   Studi verdiani        Quattro  saggi,  un  doveroso  contributo  all’anniversario  rossiniano  e  le  consuete  rubriche  a  cui  se  ne  affianca  una  nuova  costituiscono  l’ultimo  numero  di  “Studi  verdiani”,  l’annuario  dell’Istituto  nazionale di studi  verdiani  che  quest’anno  giunge  al  suo  ventottesimo  numero  e  sarà  presentato il prossimo 29 gennaio, ore 17,00, a Parma nell’auditorium della Casa della Musica dal  suo  direttore  Sandro  Cappelletto  e  dal  Presidente  dell’Istituto  nazionale  di  studi  verdiani  Luigi  Ferrari.  I  saggi  in  apertura  riguardano  tre  momenti  differenti  dell’opera  verdiana.  Giovanni  Bietti,   cerca di superare la consueta corrispondenza fra densità orchestrale e contenuto drammaturgico in  Aida, additando nella ricchezza e varietà del timbro orchestrale la linea guida tenuta da Verdi nella  creazione dell’opera; Susanna Pasticci mette a confronto tutte le stesure, letterarie e musicali, dell’  Ave Maria, soggetto sul quale Verdi torna più volte nel corso della sua vita, dai Lombardi ai Pezzi  sacri,  individuandone  differenze  e  linee  di  continuità;  Nors  Josephson,  dopo  essersi  dedicato,  in  Studi  verdiani  25,  ad  Otello,  traccia  una  minuziosa  analisi  tonale  di  Un  ballo  in  maschera  mostrandone anche sotto questo profilo la ferrea coerenza strutturale. Spazio anche alla descrizione  del fondo di abbozzi verdiani provenienti da Villa Verdi di Sant’Agata, in cui Alessandra Carlotta  Pellegrini si intrattiene sulla consistenza e la natura di uno dei più interessanti reperti dell’officina  creativa verdiana, oggetto da sempre di golosa curiosità da parte della comunità degli studiosi.   In occasione del centocinquantesimo della morte di Gioachino Rossini, l’annuario ospita un  intervento di uno studioso rossiniano quale Sergio Ragni, che illustra il rapporto, non sempre lineare  e spesso mistificato, del pesarese con Verdi.   Con  un  intervento  di  Guido  Barbieri  viene  battezzata  una  nuova  rubrica  dell’annuario,  dedicata all’insegnamento della cultura verdiana in Italia: qui Barbieri scopre un velo che getta una  luce eloquente sulla comprensione della figura e dell’opera di Verdi nei Conservatori italiani, cioè  una didattica legata a schemi meccanici e datati nei quali lo spazio riservato all’esperienza verdiana  è compresso e sbrigato in una superficiale corrispondenza fra cronologia ed evoluzione stilistica. A  questa impasse Barbieri risponde proponendo un percorso didattico che coinvolga la frequentazione  delle  messinscene  teatrali,  la  conoscenza  preventiva  dei  libretti  e  la  lettura  del  fatto  scenico  in  parallelo alla partitura orchestrale.  Prosegue anche in questo numero la sezione dedicata ai “dialoghi” con l’esperienza verdiana

   da parte di protagonisti della scena teatrale e musicale contemporanea, in questo caso lo scenografo      e  costumista  Francesco  Zito  e  il  compositore  Luca  Lombardi.  Mentre,  in  una  conversazione      condotta da Gregorio Moppi, Riccardo Muti, soffermandosi in particolare su Aida, lamenta i tuttora      frequenti  casi  di  errata  interpretazione  delle  partiture  verdiane  da  parte  di  direttori  e  interpreti,       spesso legati a  un  perpetuarsi  di  stantii pregiudizi ereditati dal  passato,  ed  esprime  delle opinioni      critiche su alcune messe in scena.         Anche  in  questo  numero  sono  presenti  le  due  rubriche  fisse  dell’annuario,  curate  e      commentate con penna d’autore da Piero Mioli ed Elvio Giudici e dedicate alla recente bibliografia      e videodiscografia verdiane.              L’evento  è  reso  possibile  grazie  al  sostegno  dell’Assessorato  alla  cultura  della  Regione      Emilia  Romagna  e  in  collaborazione  con  Comune  di  Parma-Casa  della  Musica  e  Verdi  and  the      Performing Arts.

 

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