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Agosto 2018
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Fontanellato - Chiesa di S. Croce e S. Benedetto

Fontanellato - Chiesa di S. Croce e S. Benedetto

Chiesa di S. Croce e S. Benedetto a Priorato di Fontanellato

La chiesa è un  importante edificio monumentale, esempio di architettura barocca del XVII secolo

La prima notizia dell’esistenza della Chiesa è riportata nel Capitulum seu Rotulus Decimarum del 1230, come Chiesa di Fontanellato dipendente dal Monastero di Leno di Brescia. Durante il periodo di decadenza dell’Abbazia di Leno e la diffusione del potere delle famiglie Pallavicino prima e Sanvitale, il Priorato conobbe momenti di trascuratezza e la chiesa di S.Benedetto venne abbandonata a se stessa, fino a quando, con bolla papale di Bonifacio IX (5 dicembre 1400) veniva riconosciuta l’autorità dei Sanvitale su Priorato, spodestando definitivamente Leno e i monaci benedettini. Nel 1470, Nicolò Sanvitale venne eletto Priore e per intercessione del Pontefice si unirono le rendite delle chiese di S. Benedetto e S. Croce.

Nonostante le promesse iniziali al Pontefice, i Conti non risiedettero quasi mai a Priorato e non si fecero carico delle opere di manutenzione dei fabbricati, tanto che verso la seconda metà del ‘500, troviamo risiedere qui per un certo periodo i Domenicani di Fontanellato, i quali tornati nel 1552 alla loro residenza, lasciarono il Priorato nella situazione decadente in cui venne trovata durante le visite pastorali successive. Le disposizioni impartite furono disattese e solo nel 1716, con l’elezione di Mons. Paolo Aimi, trovarono riscontro. Al lui si deve l’attuale assetto spaziale ed artistico  della chiesa, in particolare l’altare maggiore, le tavole della Via Crucis, delle quali restano la VI e la VIII, gli stucchi e le decorazioni interne e la collocazione del quadro al centro dell’abside di Emilio Taruffi, dipinto nel 1654 e trafugato nel 2004.

Il programma di rinnovamento del complesso di Priorato viene completato da Don Carlo Delfinoni, eletto Priore-Prevosto di S.Croce e di Priorato dopo la morte di Paolo Aimi nel 1751. Il progetto trovò un importante sostegno economico da parte di Isabella di Borbone, moglie di Giuseppe II Imperatore, della quale fu confessore.

       

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