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NON SCEGLIERE CHI AMARE... SCEGLI DI AMARE La campagna del Fondo Amici di Paco per dire no alla contrapposizione tra bambini e animali

Senza sede
NON SCEGLIERE CHI AMARE... SCEGLI DI AMARE  La campagna del Fondo Amici di Paco per dire no alla contrapposizione tra bambini e animali

Prendendo spunto dallo spot di Telefono Azzurro che, per fare scalpore, ha inventato un'inesistente predilezione per gli animali rispetto ai bambini con un messaggio fuorviante e diseducativo, Diana Lanciotti, la fondatrice del Fondo Amici di Paco, giornalista, scrittrice ed esperta di comunicazione, dà una lettura personale e approfondita della vicenda, e tramite la sua agenzia pubblicitaria lancia un messaggio che rimarca l'importanza di amare senza... inventare improbabili graduatorie.

Alcuni giorni fa ricevo una telefonata.
«Fondo Amici di Paco?»
«Sì, buongiorno.»
«Buongiorno. Da anni sostengo Telefono Azzurro e anche il Fondo Amici di Paco.»
«Fa bene. È giusto aiutare sia le persone che gli animali.» Sono tanti i nostri sostenitori che aiutano anche le associazioni umanitarie, soprattutto quelle che si occupano di bambini. Alla faccia di chi dice che chi ama gli animali non ama gli esseri umani.
«A loro do il 5xmille, a voi invece faccio offerte per la Campagna Antiparassiti. Non tanto, faccio quel che posso.»
«L’importante è fare quello che si può. Nessuno chiede l’impossibile. Una goccia, insieme a tante altre gocce, forma un mare.»
«Ma… ha visto la pubblicità di Telefono Azzurro?»
«No, non l’ho vista…»
«Allora gliela descrivo: si vede un palazzo incendiato. Tutti corrono, scappano, arrivano i pompieri. Un uomo sente abbaiare e torna indietro. Arriva in una stanza circondata dalle fiamme e vede due bambini rannicchiati e un cane. Sa cosa fa?»
«Li salva…»
«No. Prende il cane e lascia lì i bambini.»
«Ma no!» protesto. «Non è possibile…»
«Gliel’assicuro. L’ho guardato due volte su internet per vedere se avevo capito male. Alla fine l’uomo prende in braccio il cane e lascia lì i bambini, in mezzo al fuoco.»
«Ma è una cosa orribile!» protesto ancora. «Che senso ha?»
«Appunto: alla fine esce una scritta che dice “Sembra impossibile? Eppure sta accadendo oggi”… Guardi l’ho scritto per non sbagliarmi a riferirglielo. Ma voi non potete fare niente per protestare? È una pubblicità cattiva, feroce e ingiusta. Che senso ha mettere animali contro bambini? Dopo tutto questo tempo siamo ancora a quel punto lì?»

Che senso ha, mi sono chiesta e mi chiedo ancora, dopo aver visto, prima che molti siti la ritirassero sommersi dalle proteste di animalisti ma non solo (per fortuna una volta tanto tutti sulla stessa lunghezza d’onda), lo spot della nuova campagna di Telefono Azzurro. E se pensavo che la signora esagerasse, credo che sia stata anche troppo gentile a definirla “cattiva, feroce, ingiusta”. Ha omesso di dire “oscena e stupida”.
Da quando 24 anni fa, nell’assordante silenzio di media e istituzioni, ho iniziato a occuparmi di tutela degli animali partendo dal fenomeno aberrante e incivile del randagismo, decine di volte mi sono sentita rivolgere la puerile accusa: “Ma con tutti i bambini che muoiono di fame voi vi occupate di cani randagi.”
Devo dire che oggi capita molto meno che in passato: significa che le menti si sono aperte a riconsiderare il rapporto uomo-animali e dargli la giusta connotazione, nell’ambito della comprensione e del rispetto.

Come risposi tempo fa a una persona che contestava il mio impegno per gli animali e non per i bambini:

“A parte il sostegno che da anni do a livello personale a piccole realtà che si occupano dell’infanzia, attraverso il Fondo Amici di Paco ritengo di fare cose importanti per i bambini, sensibilizzandoli, facendoli riflettere su problemi come il randagismo, i maltrattamenti agli animali, le ingiustizie e le crudeltà commesse dagli uomini nei loro confronti. E, grazie anche ai consensi degli insegnanti delle scuole, ho la convinzione di aiutarli ad amare e rispettare non solo gli animali ma anche i propri simili. È molto più facile che chi ama gli animali ami anche gli esseri umani. Si crea una predisposizione all’amore e alla comprensione che, al contrario, non si riscontra in coloro che dicono di non amare gli animali.”

Guarda caso, poi, le persone che mi fanno questa domanda (“che cosa fai per i bambini?”) sono le stesse che non muovono un dito non solo per gli animali (per carità!), ma nemmeno per i bambini, gli anziani, i bisognosi in genere. E però sono sempre le prime a farti una colpa di amare e rispettare gli animali e volerli difendere. Loro che niente fanno per gli altri.
Vedendo lo spot di Telefono Azzurro, che è esattamente come me l’ha descritto la signora al telefono, capisco che non c’è niente di nuovo sotto il sole, e c’è ancora chi si diverte a creare questa assurda (in questo caso ignobile) contrapposizione tra amori diversi ma di pari dignità: quello per i bambini e quello per gli animali. Che in realtà stanno comodamente, tutti e due insieme, sotto il grande ombrello dell’amore universale per il Creato.

Non c’è, non può esserci contrapposizione tra l’amore per i bambini e quello per gli animali. Chi cerca di crearla è in malafede o non ha mai avuto la fortuna di vedere il rapporto meraviglioso che si crea tra cuccioli a due gambe e cuccioli a quattro zampe: sono i legami più belli, più sinceri, privi di qualunque sovrastruttura e stortura mentale, liberi, limpidi, non condizionati da interessi, egoismi, ricatti. Amore allo stato puro. Amicizia sublime.

Perciò… che senso ha creare fittiziamente, attraverso la finzione pubblicitaria, una dicotomia, e mettere il pubblico davanti a una scelta? Perché alla fine è quello che si vuole fare: indurre un senso di colpa nello spettatore e dirgli “Guarda che se spendi soldi e tempo per un cane sei in errore. Non essere egoista, pensa SOLO ai bambini.”
Si tenta, cioè, di far vergognare chi prova amore per gli animali, come se questo amore non potesse convivere con l’amore per i bambini e gli essere umani in genere.
Ma dove vivono questi? Si parla tanto di “onestà intellettuale”: ecco qua è carente in modo imbarazzante.

Non che quanto sto per dire assolva chi ha pagato e mandato in onda uno spot del genere (che per fortuna e decenza hanno poi ritirato), ma ho la quasi certezza che il pasticcio non l’abbiano combinato tanto i committenti, cioè i responsabili di Telefono Azzurro, quanto l’agenzia di pubblicità.
Mi occupo di marketing e comunicazione da trentasei anni. Dopo averli praticati in azienda sono passata dall’altra parte della scrivania, fondando insieme a mio marito un’agenzia di pubblicità, la Errico & Lanciotti. So bene come ragionano certi “creativi”: a loro interessa “far parlare” delle loro campagne (anche male... “purché se ne parli”), farsi notare, stupire (a costo di disgustare), colpire (spesso con pugni nello stomaco) e, alla fine, salire alla ribalta e vincere qualche premio, di quelli che si danno soprattutto alle pubblicità che non fanno vendere i prodotti ma fan discutere gli addetti ai lavori.

Non esagero, ve l’assicuro. A me fortunatamente non è mai capitato perché, prima di essere direttore creativo di un’agenzia, sono stata dall’altra parte: il cliente, quello che commissiona il lavoro pubblicitario, quello che incarica l’agenzia (e la paga) perché gli crei un’immagine positiva e faccia vendere i suoi prodotti. Ma so che ci sono tanti clienti sprovveduti, facili prede di creativi con tanta prosopopea, tanto pelo sullo stomaco e pochi scrupoli che, dall’alto della loro “esperienza” e supportati da un palmarès di premi, la mettono giù spessa e inducono il cliente, che il più delle volte dei meccanismi della comunicazione ne capisce quanto io ne capisco di matematica, a scelte disastrose. Credo che sia successo così anche per Telefono Azzurro: qualcuno voleva fare lo spot del secolo, creare scalpore, realizzare una produzione costosa… tanto paga Pantalone, cioè il cliente. Che, trattandosi in questo caso di un ente benefico, magari avrebbe potuto utilizzare tutti quei soldini per fare del bene, che non è mai abbastanza. Perché, anche se racconteranno che si è trattao di un lavoro "pro bono", quealcuno quei soldi li spesi per mettere in piedi tutto quel teatrino. E non era meglio usarli in beneficenza?

Eviterei di prendermela con quelli di Telefono Azzurro anche se ora, travolti dalle polemiche, per onor di bandiera asseriscono di aver voluto far capire l’urgenza di “riportare al centro i bisogni dei più piccoli”… e il fuoco starebbe a significare proprio questa urgenza… e il salvataggio del cane l’indifferenza verso i più giovani. Insomma, le classiche arrampicate sui vetri che i creativi ammanniscono ai clienti sprovveduti, e che questi ripetono pappagallescamente quando devono spiegare cosa ci sta dietro un messaggio che hanno accettato facendosi condizionare dagli “esperti”.
Peccato che questo esercizio di “destrutturare” uno spot, vivisezionarlo per capirne i significati reconditi, nascosti dietro i simbolismi, non si faccia mai, come spettatori: in quei 30 secondi, quanto dura, il messaggio o arriva o non arriva. E se devo dire bianco dico bianco, non perdo tempo a dire nero, per passare al grigio e schiarirlo col passare dei secondi. Nel frattempo, il tempo è scaduto e si passa al prossimo spot. E se quello precedente non è stato abbastanza chiaro, sincero, diretto, si crea il caos che questo deprecabile messaggio di Telefono Azzurro ha creato.

Questo orribile spot segue ancora una volta il solco di un becero e qualunquistico modo di vedere il rapporto tra uomini e animali, difendendo una categoria debole a scapito di un’altra ancora più debole.
In realtà la scelta tra bambini e cani può avvenire solo nella testa di qualche creativo avulso dalla realtà, incapace di capire il danno che un messaggio tanto superficiale può produrre, facendo credere a chi non ha voglia e tempo di approfondire che viviamo in un’epoca in cui i diritti dei bambini sono messi in secondo piano rispetto a quelli per gli animali. Succede solo nella finzione pubblicitaria. Per fortuna.
In ogni caso è un messaggio diseducativo, che se visto dai più giovani può indurli a diffidare del prossimo (a due o quattro zampe non importa), a mettersi in competizione, a discriminarlo. Fortemente diseducativo anche per i due bambini protagonisti dello spot, coinvolti in una scena raccapricciante. Che cosa gli avranno spiegato? Che in caso di incendio qualche adulto, invece di salvare loro e anche il cane, avrebbe salvato SOLO il cane? I loro genitori sono consci del messaggio devastante che, per qualche soldo, è stato inoculato nella mente dei loro figli?

No, non è con i messaggi choc, non è con i pugni nello stomaco che si ottengono risultati. La mia scelta, da sempre, è quella di comunicare con onestà, di "persuadere con dolcezza", che è il mio motto e il modo più sincero di trattare certi argomenti delicati come la tutela dei più deboli, animali o bambini che siano.
Perciò, prendendo spunto da questo esecrabile spot, abbiamo creato la campagna “Scegli di amare” (e non “chi” amare): una risposta chiara e sincera al messaggio falso, fuorviante e diseducativo di Telefono Azzurro e a chiunque mette in contrapposizione l'amore per gli animali con quello verso gli esseri umani.
Perché anche se ora l'hanno ritirato, val la pena di ricordare, anche per il futuro, come non si debba mai fare una scelta tra chi amare e chi non amare, perché il nostro cuore è capace di accogliere tutte le creature dell’universo, senza discriminazioni e classifiche.
A realizzare la campagna “Scegli di amare” è la mia agenzia, la Errico & Lanciotti, che ha lavorato come sempre gratuitamente per il Fondo Amici di Paco: senza sottrarre risorse agli aiuti ai rifugi che, nonostante le difficoltà, continuano a salvare e accudire tanti animali vittime della crudeltà umana. I migliori amici dell’uomo… e dei bambini.

Diana Lanciotti

Diana Lanciotti è in libreria con il suo ventunesimo libro, già giunto alla seconda edizione: Antivirus. Emergere dall’emergenza (Paco Editore), uno spaccato degli ultimi 15 anni della storia italiana per capire più compiutamente il nostro presente e poter incidere sul nostro futuro. Come sempre il ricavato è devoluto al Fondo Amici di Paco.

 

Due parole sul Fondo Amici di Paco
Il Fondo Amici di Paco, fondato nel 1997 da Diana Lanciotti con il marito Gianni Errico in seguito all’adozione di Paco al canile, è una delle associazioni no-profit più attive a livello nazionale, sia sotto l’aspetto degli aiuti concreti ai rifugi che quello della sensibilizzazione. Sin dalla nascita, ha portato all’attenzione di istituzioni, media e cittadini le problematiche dei cani e dei gatti abbandonati rendendo noto il fenomeno del randagismo, un tempo ignorato.
Grazie a numerose campagne di sensibilizzazione (come quella di Natale: “Non siamo giocattoli, non regalarci a Natale”, o quella estiva: “Non abbandonare il tuo cane. Lui non ti abbandonerebbe mai”, o quella di Pasqua “Buona Pasqua anche a loro”, tutte realizzate gratuitamente dall’agenzia Errico & Lanciotti), ha saputo aprire la strada a una nuova coscienza nei riguardi degli animali e favorito la nascita di molte altre associazioni impegnate a difenderli, tanto che occuparsi dei diritti e del benessere degli animali è diventato un impegno diffuso e riconosciuto da tanti. In nome e nel ricordo di Paco, scomparso nel 2006, il Fondo Amici di Paco prosegue le sue attività sia nella direzione della sensibilizzazione che degli aiuti concreti ai rifugi che accolgono i cani e i gatti abbandonati. Non avendo spese di gestione (di cui si fanno carico i due fondatori), l’associazione può devolvere l’intero ricavato delle somme raccolte grazie alla generosità dei suoi sostenitori che da tutta Italia appoggiano le iniziative a favore degli animali più bisognosi.

Per informazioni, acquisti e donazioni
Fondo Amici di Paco tel. 030 9900732, paco@amicidipaco.it, www.amicidipaco.it
Per devolvere il 5x1000 al Fondo Amici di Paco per aiutare tanti animali in difficoltà il codice fiscale da indicare è: 01941540989

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