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4^ EDIZIONE BIENNALE DELLA FOTOGRAFIA FEMMINILE DI MANTOVA

Venerdì 6 marzo 2026 - Domenica 29 marzo 2026
Mantova - Mantova e provincia
4^ EDIZIONE BIENNALE DELLA FOTOGRAFIA FEMMINILE DI MANTOVA

MOSTRE | WORKSHOP | CONFERENZE


 

6-29 marzo 2026

Mantova, varie sedi


 

Inaugurazione

Venerdì 6 marzo, ore 18:30

Casa del Mantegna - Via G. Acerbi, 47

alla presenza delle Autorità del Comune di Mantova


 


 

Giunta alla sua quarta edizione, la Biennale della Fotografia Femminile di Mantova (BFFMantova) inaugurerà il 6 marzo 2026, confermandosi come un appuntamento unico nel panorama mondiale. Per oltre un mese la città lombarda diventerà una vetrina internazionale che darà spazio a importanti artiste, talvolta poco conosciute nel nostro Paese.


 

L’evento è promosso dall’Associazione La Papessa con il sostegno del Comune di Mantova e di FUJIFILM, il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Mantova. Il festival è diretto, come nelle edizioni precedenti, da Alessia Locatelli. Il team della BFF quest’anno ha scelto come titolo “Liminal”, termine che racchiude significati molteplici, attuali e affascinanti.


 

“Liminal” è la soglia, lo spazio indefinito che precede l’arrivo a una destinazione. Un limbo da attraversare per raggiungere un traguardo vicino, ma ancora non del tutto delineato. In questa fase di passaggio, le regole considerate valide fino a quel momento possono perdere forza. Chi vive questa dimensione ambigua si trova a fare i conti con incertezza e smarrimento, consapevole che, se il passato è ormai fissato, il presente si sta trasformando sotto i propri piedi e il futuro appare più che mai nebuloso, privo di un approdo prevedibile. L’unica certezza è che è in corso un profondo processo di cambiamento, capace di scuotere le fondamenta della normalità e dell’ordine stabilito: talvolta aprendo a visioni di un futuro luminoso, talvolta riportando alla luce oscurità sopite che si agitano nelle viscere del mondo. È un tempo in cui tutto viene rimesso in discussione e le trasformazioni si accelerano, nel bene come nel male.

La Biennale Internazionale della Fotografia Femminile ha da sempre un’attenzione particolare verso i grandi temi sociali e geopolitici. Tra questi rientrano l’istruzione, le disuguaglianze di classe, le conseguenze delle migrazioni — che comportano la perdita di terre, risorse economiche e libertà civili — fino ad arrivare alle dinamiche del neo-colonialismo.

L’edizione 2026 segue lo stesso formato delle precedenti, con mostre principali di fotografe italiane e internazionali: Nadia Bseiso (Giordania) Infertile Crescent, Mackenzie Calle (USA) The Gay Space Agency, Lisa Elmaleh (USA) Tierra Prometida, Julia Fullerton-Batten (Germania) Contortion, Lee Grant (Australia) Ancestral Constellations, Pia-Paulina Guilmoth (USA) Flowers Drink the River, Keerthana Kunnath (India) Not What You Saw, Barbara Peacock (USA) American Bedroom, Gaia Squarci (Italia) The Cooling Solution (ricerca del team ENERGYA, a cura di Kublaiklan e coordinamento di Elementsix), Abbie Trayler-Smith (Regno Unito) The Big O e Kiss it! e una mostra d’archivio dal titolo Shifting the Focus che rilegge la rivoluzionaria opera di una pioniera della fotografia americana Imogen Cunningham (Portland 1883 – San Francisco, 1976). Numerose sono le altre iniziative, tra le quali una Open Call per un Circuito Off, letture portfolio, workshop, conferenze, laboratori didattici per bambini.

I luoghi deputati per le esposizioni sono Casa di Rigoletto, Casa del Mantegna, Galleria Disegno, Spazio Arrivabene2, Casa del Pittore. 


 

La quarta edizione della Biennale di Fotografia Femminile conferma il progetto culturale solido e in continua crescita, sostenuto da partner storici e da un numero sempre più ampio di realtà che riconoscono il valore della cultura come motore di cambiamento sociale. L’edizione 2026 si fonda su una rete rinnovata e in espansione di partner e supporter, che contribuiscono attivamente alla realizzazione della manifestazione. 

Con il sostegno di: Comune di Mantova, FUJIFILM

Con il patrocinio di: Regione Lombardia, Provincia di Mantova

Con il contributo di: Fondazione BAM, Fondazione Comunità Mantovana Onlus, CRAL Uniti si vince, TELECOM, S. Martino, Agape, Agapecasa

Sponsor tecnici: Fotofabbrica, Rufus Photo Hub, Leather Camera Bags, Levoni, onnik.it

Media partner: MediaNet, Il Sublimista, Il Fotografo

Partner: Casa del Mantegna, Galleria Disegno, Casa del Pittore, Librerie COOP, Shelfie Café, Fotofestival Lenzburg, Premio Musa


 

Associazione culturale La Papessa | lapapessa.org

Promuove la cultura fotografica, a partire dalla città di Mantova dove è nata. Il progetto parte da un’idea di Anna Volpi (Presidente) e Chiara Maretti (Vicepresidente), entrambe fotografe. Il simbolo che rappresenta l'associazione è la figura de “La Papessa”: nei tarocchi una donna di potere spirituale e temporale, colei che trasmette conoscenza. Siamo un gruppo di artiste, fotografe, esperte di comunicazione visiva, ma anche di persone appassionate di arte e cultura in generale, unite dalla voglia di creare nuove realtà e opportunità nel mondo della fotografia.

NOTIZIE UTILI


 

Biennale della Fotografia Femminile

LIMINAL

6-29 marzo 2026, Mantova (varie sedi)

www.bffmantova.com


 

 


 

BIGLIETTERIA 

presso Casa del Mantegna - Via G. Acerbi, 47

Online:

https://www.boxol.it/next/it/BoxofficeLive/events/600313/eventi-biennale-della-fotografia-femminile-2026

Intero: 16€

Ridotto (under 26 e over 65) 13€

Soci La Papessa: 12€

Soci CRAL di Bondioli-Pavesi, Irfoss, Fotografica aps, Frammenti di Fotografia, La Ghiacciaia, Fotocineclub Mantova, Fiaf, Topis aps: 14€

Ridotto famiglie 12,50€ a persona (4 persone: 2 adulti e 2 under 18)

Gratuito: fino a 12 anni e per persone con disabilità e accompagnatori

Gruppi di almeno 10 persone su prenotazione: 14€ (scrivendo a prenotazioni@bffmantova.com)

Visite guidate per scolaresche anche il venerdì, previa prenotazione


 

ORARI

Casa del Mantegna, Via G. Acerbi, 47: ore 10-18:30

Casa di Rigoletto, Piazza Sordello, 23: ore 9-18

Galleria Disegno, Via G. Mazzini, 34: ore 10-13 / 15-19

Casa del Pittore, Corso Garibaldi, 46: ore 10-13 / 15-19

Spazio Arrivabene 2, Via G. Arrivabene, 2: ore 10-13 / 15-19

Mostre aperte venerdì 6 marzo e tutti i sabati e le domeniche di marzo: 7, 8, 14, 15, 21, 22, 28, 29 

 


 

LE ARTISTE


 


 

NADIA BSEISO

Infertile Crescent

Galleria Disegno, ore 10-13 / 15-19, sabato e domenica


 

Un tempo culla della civiltà e paradiso della biodiversità con paludi e fiumi che hanno plasmato la civiltà umana, la cosiddetta “Terra Fertile” oggi è una terra arida e segnata da conflitti. Dall’inizio del XIX secolo, la “Mezzaluna Fertile” ha vissuto profonde trasformazioni geopolitiche, frammentandosi in piccoli Stati che compongono l’attuale Medio Oriente.

Infertile Crescent documenta i villaggi sopravvissuti lungo i territori liminali della Giordania, dove linee invisibili tracciate dall’uomo, conflitti e scarsità d’acqua hanno modellato la vita delle comunità e trasformato radicalmente il paesaggio. Ai margini con Palestina occupata, Siria, Iraq e Arabia Saudita, il suolo arde ogni estate, mentre l’acqua è trattenuta, deviata, sorvegliata dai meccanismi di chi detiene il potere. Qui la siccità diventa l’arma silenziosa del regime coloniale che fa del controllo idrico uno strumento di oppressione - sociale e civile - in un conflitto che frantuma ogni equilibrio e dignità.

Gli incendi oltrepassano i confini, dissolvendo le divisioni in queste terre, dove l’acqua contesa si mescola a miti antichi, accordi fragili e ombre militari.

Cosa sopravviverà della “Mezzaluna Fertile”?


 

Nadia Bseiso (Giordania, 1985) è una fotografa documentarista che vive e lavora ad Amman. I suoi progetti toccano temi come la geopolitica, la storia, l’antropologia e la distruzione ambientale. Dopo gli studi di fotografia a Firenze ha partecipato a una residenza artistica presso la Fondazione Fotografia a Modena. Dal 2024 è mentore dell’Arab Documentary Photography Program.


 


 

MACKENZIE CALLE

The Gay Space Agency

Casa del Mantegna, ore 10-18:30, sabato e domenica


 

Attraversare uno spazio liminale rappresenta un’opportunità di riscrittura del presente secondo nuove regole e suggestioni, per poter immaginare un futuro differente. A partire dall’evidenza storica della discriminazione verso le persone omosessuali all’interno della NASA, Mackenzie Calle crea un mockumentary al contempo irreverente e critico che interpella pregiudizi ancora difficili da scardinare. Mescolando sapientemente i linguaggi fotografici - la portata dissacrante del fotomontaggio - si sposa con immagini documentaristiche più convenzionali e still lifeThe Gay Space Agency scoperchia la disgregazione della realtà che si verifica ad ogni tentativo di cancellare le identità delle persone e tenta di ricomporre il futuro a partire dal passato. L’inclusione di materiale di archivio in un progetto riporta alla luce la verità taciuta di un segmento di società che esiste da sempre, nonostante le continue discriminazioni e repressioni. Calle immagina un’agenzia alternativa che propelle la comunità queer nel luogo più liminale di tutti, lo spazio, ricordando le parole dell’astronauta Sally Ride: “non puoi essere ciò che non puoi vedere”.


 

Mackenzie Calle (USA) è una fotografa residente a Brooklyn ed Explorer di National Geographic. Le sue opere analizzano sistemi di potere, scienza e le difficoltà della comunità queer. Laureata alla Tisch School of the Arts della New York University, ha proseguito gli studi all'ICP. È stata premiata al World Press Photo Contest 2024 ed è stata inclusa nella mostra speciale “Queer Havens”.

LISA ELMALEH

Tierra Prometida

Galleria Disegno, ore 10-13 / 15-19, sabato e domenica


 

Dal 2020 Lisa Elmaleh percorre il territorio di confine tra Stati Uniti e Messico per documentare e interrogare il mito del “sogno americano” visto attraverso la prospettiva di chi cerca asilo e delle organizzazioni umanitarie che offrono loro supporto vitale.

Promised Land / Tierra Prometida è un racconto fotografico che ci conduce nel cuore della condizione liminale di milioni di persone, all’ombra di un muro in cui speranza e incertezza si intrecciano.

Un’esperienza che affonda le radici nella biografia dell’artista: figlia di un rifugiato politico marocchino e cresciuta in una comunità migrante nel sud della Florida, Elmaleh porta con sé un’eredità di spaesamento intergenerazionale. Questa consapevolezza la guida nell’indagare le cause profonde della migrazione - persecuzioni, violenze, crisi climatiche - e nell’esporre le contraddizioni di un Paese che, pur meta prediletta, continua a escludere chi cerca protezione.

Attraverso la fotografia analogica di grande formato, costruisce immagini attente e meditate, fondate su relazioni e tempo condiviso. Con il suo sguardo empatico e complesso, la migrazione emerge come esperienza sospesa, fatta di identità in transito, attese indefinite e urgenza di creare un futuro finalmente stabile.


 

Lisa Elmaleh (USA, 1984) è un’artista visiva, educatrice e documentarista che realizza opere fotografiche di grande formato, usando ferrotipia, lastre e pellicole in celluloide. Viaggia per gli Stati Uniti con il suo furgone e una camera oscura portatile. I suoi lavori sono stati pubblicati dal New York Times, Harper's Magazine, CNN e National Geographic. È stata insignita del premio Guggenheim Fellow 2024.


 


 

JULIA FULLERTON-BATTEN

Contortion

Galleria Disegno, ore 10-13 / 15-19, sabato e domenica


 

“Chi non ammira l'arte dei contorsionisti, la loro eleganza e la capacità di manipolare i corpi in posizioni drammatiche? [...] Il contorsionismo è una forma d'arte legata al corpo le cui origini si rintracciano in civiltà antiche, come testimoniano pitture e sculture greche, romane ed egizie. Oltre a sviluppare flessibilità e forza, i contorsionisti dedicano anni di impegno e allenamento, spesso iniziando da bambini, per padroneggiare l'arte fluida necessaria per dare vita alla danza serpentina del corpo umano”. Julia Fullerton-Batten introduce così Contortion, un’interpretazione originale dell’arte del contorsionismo. L’artista britannico-tedesca, maestra della staged photography, gioca sul doppio concetto liminale: sia nella contorsione del corpo portata al suo al limite fisico che nella strutturazione scenica dei set in cui le luci, i colori e le pose sono il frutto di un lavoro controllatissimo da parte della fotografa. In questo progetto fotografico ha invitato un gruppo di giovani contorsionisti a mostrare le loro abilità in modo performativo, evocando uno spazio scenico che diventasse una soglia di ottimismo per un futuro migliore.


 

Julia Fullerton-Batten (Germania, 1970) è una fotografa fine art la cui opera si contraddistingue per lo stile narrativo cinematografico. Ogni immagine dei suoi progetti tematici è un racconto, un tableau vivant costruito con perizia tecnica. È ambassador di Hasselblad e il suo lavoro fa parte delle collezioni permanenti della National Portrait Gallery di Londra e del Musée de l'Elysée di Losanna.


 


 

LEE GRANT

Ancestral Constellations

Spazio Arrivabene 2, ore 10-13 / 15-19, sabato e domenica


 

Cosa significa esistere in una dimensione liminale? Come trovare un’ancora quando si appartiene a molteplici mondi, ma a nessuno completamente? Ancestral Constellations affonda le sue radici nella storia familiare della fotografa, a partire dall’incontro a Seoul nel 1969, tra il padre ufficiale australiano della RAAF e la madre coreana. La loro unione si lega al lascito della Guerra di Corea e fa eco a molte altre formatesi all'ombra del conflitto e dell'occupazione. La storia moderna della Corea segnata dalla colonizzazione, dalla guerra, dalla presenza militare straniera e dal regime autoritario – diventa fatto vissuto la cui eredità si dipana tra migrazione e memoria collettiva. Lavorando con archivi pubblici e privati e immagini realizzate in 15 anni di visite in Corea, Lee Grant esplora l’intersecarsi intergenerazionale della storia e della memoria. Lo Han (한) - concetto coreano di dolore collettivo e resilienza a fronte di una sofferenza storica - si fonde con la post-memoria e l'immaginazione genealogica: modi di ereditare il trauma e di ricomporre storie frammentate. Attraverso queste storie stratificate, l’artista esamina la permanenza di alcune narrazioni a scapito di altre e come i silenzi tra di esse possano plasmare la comprensione diasporica dell'identità, della memoria culturale e del passato.


 

Lee Grant (Australia, 1973) è una fotografa coreano-australiana specializzata in antropologia. La sua opera affronta i temi della comunità, dell’identità e la loro relazione con il paesaggio. Il suo lavoro è stato esposto in personali e collettive presso l'Australian Centre for Photography (Sydney) e la National Portrait Gallery (Canberra). Ha ricevuto diversi premi, tra cui il National Photographic Portrait Prize.


 


 

PIA-PAULINA GUILMOTH

Flowers Drink the River

Casa di Rigoletto, ore 9-18, sabato e domenica


 

Raccontando i primi due anni della sua transizione di genere, Pia-Paulina Guilmoth fotografa la propria comunità nel Maine rurale e l’ambivalenza del vivere come donna trans in una piccola cittadina americana.

Scatti con falene, ragnatele luccicanti, corpi avvinghiati nel fango, animali notturni e rituali euforici danno vita a un universo onirico e sospeso, dove i confini tra persone, animali e terra si dissolvono nella luce lunare e nei bagliori del flash.

Flowers Drink the River è una ricerca liminale di bellezza, resistenza e magia in un mondo spesso privo della sua componente animista. È anche una nota d’amore per la classe operaia, per tutte le donne trans, le lesbiche e le persone queer, in un’empatica e mistica visione che si muove nelle foreste del Maine centrale.

L’uso del grande formato e di tecniche analogiche raffinate restituisce immagini nebulose, punteggiate di aberrazioni luminose e spettri incandescenti, che ci lasciano sospesi a metà del rituale – tra intimità e apparizione.

In una dimensione di soglia, in cui le identità si formano tra incertezza e desiderio, Guilmoth costruisce un rifugio utopico che sfida l’invisibilità e la precarietà del vivere ai margini.


 

Pia-Paulina Guilmoth (USA, 1993) è una donna trans che vive con la sua ragazza e due gatti nell’area rurale del Maine. Ama sdraiarsi per terra, abbracciare i suoi amici ed esplorare case e fienili abbandonati. Nel 2024/2025, Londra e New York hanno ospitato delle mostre personali a lei dedicate. Ha vinto il Google/Aperture Creator Labs Grant e il Peter Reed Foundation Grant per la fotografia.

KEERTHANA KUNNATH

Not What You Saw

Casa del Mantegna, ore 10-18:30, sabato e domenica


 

Nel cuore del Kerala, corpi scolpiti dalla forza emergono in scenari familiari come spiagge, laghi e cortili domestici, lontani dagli spazi delle palestre. Pur subendo pressioni sociali e culturali, le culturiste ritratte da Keerthana Kunnath, vestite con abiti tradizionali, incarnano una presenza attiva che manda in cortocircuito la dicotomia tra mascolinità e femminilità.

La loro muscolarità, considerata “non conforme” per il corpo femminile, diventa emblema di una liminalità che mette in discussione i confini sociali e visivi degli stereotipi di genere. In questi scatti, la forza smette di essere prerogativa maschile e lascia spazio a una nuova fluidità, che rifiuta l’essenzialismo e apre a paradigmi alternativi. Le pose, ispirate ai poster del cinema popolare indiano, esprimono potenza e complessità, rompendo con lo sguardo maschile che tradizionalmente assegna alle donne ruoli passivi.

Not What You Saw invita a decostruire modelli culturali legati a genere e estetica, creando uno spazio di trasformazione dove la forza diventa atto di autodeterminazione e pluralità di espressione del corpo femminile, emancipandosi dal “mito della bellezza”.


 

Keerthana Kunnath (India, 1995) è un'artista visiva che vive tra Londra e l'India. Interagendo con la retorica visuale dei media mainstream indiani postcoloniali, Kunnath ne decostruisce e reimmagina le narrazioni, sfidando norme sociali radicate. Il suo lavoro è profondamente connesso a ricordi personali e collettivi, ed esplora le intersezioni tra intimità, identità queer e comunità.


 


 

BARBARA PEACOCK

American Bedroom

Casa del Mantegna, ore 10-18:30, sabato e domenica


 

Una stanza come santuario, come luogo di cura, come spazio di catarsi o una gabbia riflesso della sofferenza interiore. Barbara Peacock entra in punta di piedi nelle camere da letto degli americani, creando dei tableaux stratificati che omaggiano la fotografia umanista raccolta da E. Steichen in “The Family of Man. In American Bedroom la fotografa sosta nella zona liminare di un microcosmo privato, sospesa tra osservazione e atto creativo. Chiusa la porta dietro di sé, quell’istante di realtà da lei immortalato si dissolverà, come in una brevissima pièce teatrale in grado di concentrare insieme il lato più umano e gli aspetti più contraddittori della società americana. In un viaggio durato diversi anni, Peacock ha percorso l'intero territorio degli Stati Uniti, incontrando persone di diverse etnie e provenienze sociali ed economiche, alla ricerca di ciò che di più intimo e al contempo universale si cela all'interno delle quattro mura di una camera da letto, facendo emergere  dolori e aspirazioni comuni, in un ritratto collettivo nota d’amore si scosta dallo storytelling del sogno americano, per raccontare un paese in cui possibilità di riscatto si alternano a privazioni sistemiche.


 

Barbara Peacock (USA) è una fotografa che vive a Portland. Ha iniziato la sua carriera come fotografa di strada, diventando poi una fotografa di lifestyle su commissione. Vincitrice del Getty Editorial Grant, del Women Photograph/Getty Grant e di tre LensCulture Awards, Peacock fonda inoltre The Nightingale Project, una no-profit che insegna arte e fotografia ai bambini provenienti da contesti difficili.


 


 


 


 

GAIA SQUARCI

The Cooling Solution

Casa del Pittore, ore 10-13 / 15-19, sabato e domenica


 

La crisi climatica globale resta difficile da afferrare e comprendere nella sua interezza. I cambiamenti si susseguono come se fossero inarrestabili di giorno in giorno, di stagione in stagione, con effetti di diversa intensità a seconda dell’area geografica. Viviamo in una zona liminale a un passo da una catastrofe ambientale in grado di mettere in ginocchio l’intera umanità, ma con la memoria ancorata a una “normalità” impossibile da sostenere. The Cooling Solution esplora gli effetti del surriscaldamento globale sulle popolazioni che, da nord a sud, escogitano metodi differenti di sopravvivenza in un ambiente sempre più ostile. In questo progetto multidisciplinare - nato da una ricerca scientifica condotta dalla prof. Enrica De Cian (Università di Ca’ Foscari) e dal gruppo ENERGYA - le fotografie di Gaia Squarci riescono nell’impresa di mostrare a livello fotografico tutto il calore e l’umidità che, ultimamente, sperimentiamo sempre più sulla nostra pelle. Una crisi ambientale tutta umana che esacerba i limiti e le disuguaglianze sistemiche insite nell’attuale assetto sociale ed economico – dove la ricerca di una soluzione di raffreddamento non è tanto una strategia collettiva quanto una risposta emergenziale di sopravvivenza.


 

Gaia Squarci (Italia, 1988) è una fotografa e videomaker che vive tra Milano e New York, dove insegna Digital Storytelling all'ICP. Il suo approccio personale si allontana dalla tradizione narrativa descrittiva della fotografia documentaristica e del video: nei suoi lavori, Squarci indaga temi come il rapporto tra persone e ambiente, l’invecchiamento e i legami familiari. È membro di Prospekt e fellow dell'IWMF.


 


 

ABBIE TRAYLER-SMITH

The Big O e Kiss It!

Casa di Rigoletto, ore 9-18, sabato e domenica


 

Corpi che evolvono e cambiano per lasciarsi alle spalle l’infanzia mentre iniziano la lenta transizione verso l’età adulta. L’adolescenza è il periodo maggiormente liminale nello sviluppo dell’essere umano: una soglia imprescindibile nella formazione dell’identità e del proprio rapporto con il mondo. Il confronto con la società contemporanea è brutale e non fa sconti. Con The Big O e Kiss It!, Abbie Trayler-Smith immortala un momento intimo, onesto e diretto che esplora cosa significhi vivere in un mondo ossessionato dalla magrezza e dalla perfezione fisica, specialmente in un corpo definito “non conforme”. L'inconscio collettivo accetta un corpo solo se considerato attraente, come se l'adesione a canoni di bellezza standardizzati rappresentasse il valore più elevato. La fotografa decostruisce un dolore multigenerazionale che non svanisce con l’ingresso nell’età adulta, ma riverbera anche attraverso gli anni a venire. Partendo dalla sua esperienza adolescenziale, instaura un rapporto personale con le ragazze e i ragazzi che ritrae, cogliendoli nel loro quotidiano, avvolti da una luce morbida capace di restituire con profonda intensità la forza e dignità dei giovani protagonisti.


 

Abbie Trayler-Smith (Regno Unito, 1977) è una fotografa britannica conosciuta per la sua coinvolgente tecnica documentaristica. Dopo la laurea in Giurisprudenza, inizia ad esplorare temi come la resilienza, l’umanità e i legami, diventando così una voce importante della fotografia contemporanea. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Taylor Wessing Portrait Prize e il World Press Photo Award.


 


 


 

IMOGEN CUNNINGHAM

Shifting the Focus

Casa del Mantegna, ore 10-18:30, sabato e domenica


 

Il lavoro di Imogen Cunningham ha segnato tappe evolutive fondamentali del mezzo fotografico in un periodo di profonda rottura e transizione nella storia umana: intuizioni che portò avanti per tutta la sua carriera. Shifting the Focus è la mostra di archivio che rilegge la rivoluzionaria opera della Cunningham, evidenziando la ricerca e le “idee senza fine” che caratterizzarono il suo approccio liminale, dagli inizi pittorialisti al passaggio modernista. Profondamente sensibile agli stimoli dell’arte tedesca degli anni ‘20 e alle riflessioni dei movimenti fotografici statunitensi, Cunningham non si lasciò mai ingabbiare in un solo linguaggio, con il preciso intento di preservare la propria indipendenza artistica e di sperimentazione. Una straordinaria capacità di sintesi analitica, unita a una sensibilità estetica, le ha consentito d’interpretare le suggestioni del suo tempo in modo del tutto originale, spaziando tra generi molto diversi. Un'artista che ha esplorato una semplice invenzione scientifica, rendendola un mezzo espressivo innovativo, dotato di una propria grammatica visiva. Imogen Cunningham fu una frontier woman in grado di varcare la soglia delle convenzioni artistiche e sociali per trasfigurare il mondo attraverso il potere del suo sguardo.


 

Imogen Cunningham (USA, 1883-1976) fu una pioniera della fotografia e membro fondatore del Gruppo f/64. Dopo la laurea in chimica alla University of Washington e lo studio dei processi fotografici alla Technische Hochschule di Dresda, nel 1910 aveva aperto il proprio studio a Seattle, avviando una carriera lunga settant’anni che ha attraversato i movimenti artistici più importanti del ‘900.


 


 

PARTNERSHIP BFF MANTOVA – FOTOFESTIVAL LENZBURG


 

Nell’ambito della collaborazione avviata nel 2024 tra la Biennale Internazionale della Fotografia Femminile di Mantova e il Fotofestival Lenzburg in Svizzera, questa edizione ospiterà il progetto speciale della fotografa italiana Maria Giovanna Giugliano, Ordinary Pleasures.

Il Lenzburg Fotofestival è un festival dedicato alla fotografia emergente che si svolge ogni due anni nella città storica di Lenzburg, nel cuore della Svizzera tedesca. Ogni maggio riunisce esperti, fotografi e un pubblico attento e appassionato. La vicinanza di Lenzburg ai centri artistici di Zurigo e Basilea favorisce la partecipazione di visitatori provenienti sia dal contesto regionale che internazionale.

Casa del Mantegna (Giardino), ore 10-18:30, sabato e domenica


 


 

SUBLIMISTA


 

Si rinnova la Media Partnership con Il Sublimista che, per questa edizione, contribuirà intervistando i fruitori per la campagna social #SorsiRosé. Il format Instagram sarà in dialogo diretto con il tema di questa edizione: Liminal. Il progetto raccoglie voci di partecipanti, pubblico e team della Biennale, invitati a condividere il proprio momento di soglia, tra trasformazione e cambiamento. Con uno sguardo introspettivo, ironico e leggero, “Sorsi Rosé” racconta il coraggio di attraversare i passaggi e brindare alle nuove possibilità.


 


 

PREMIO MUSA PER DONNE FOTOGRAFE


 

Il Premio Musa, giunto quest’anno alla settima edizione, è dedicato alla produzione di portfolio e lavori progettuali di fotografe italiane, con l’intento di agevolare la fotografia femminile sul territorio italiano. Le vincitrici del 2024: per la “Categoria Ricerca” Emanuela Cherchi con il progetto Tumbarino; “Categoria Reportage” Alessia Capasso con il progetto Odissea dorata; “Categoria Ritratto” Elisa Mariotti con il progetto Yes, we do; Menzione d’onore a Francesca Fontana con il progetto El peso del estoque. Le vincitrici del 2025: per “Categoria Ricerca” Chiara Innocenti con il progetto Torneranno le lucciole?; “Categoria Reportage” Martina Simonato con il progetto L’infinito istante; “Categoria Ritratto” Luciana Trappolino con il progetto Tra-me; Menzione d’onore a Marialucia Campanella con il progetto Non ti scordar di me e a Elena Zottola con il progetto Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito.


 

In proiezione durante tutta la durata del festival presso la Casa del Mantegna


 


 

CIRCUITO OFF


 

Il Circuito Off è frutto di una Open Call internazionale aperta a tutte le persone nate, in divenire, o diventate donne. La selezione è fatta dal team della BFF considerando qualità e attinenza al tema. L'obiettivo del Circuito Off è di dare una piattaforma a fotografe emergenti e di arricchire il programma con mostre aperte al pubblico, non solo a chi ha un biglietto BFF. Sono arrivate partecipazioni da ogni parte del mondo, per un totale di oltre 200 progetti.

I progetti selezionati sono: Diana Bagnoli – Pellegrini, Federica Coseschi – FEMØ, Heather Evans Smith – Skipping Sundays, Florence Goupil – The Whisper of Maize, Sveta Kaverina – The Three of Us, Sofia Samoylova – Serafima & Jevhen, Sèraphine Sallin-Mason – Together, we belong to the road, Anna Sagramola – Nascosta in piena vista, Tanya Sharapova – Kolsky, Moe Suzuki – Aabuku.


 

Le location sono Spazio Arrivabene 2 (Via Arrivabene 2), POP START - concept store & events (Via Don Bartolomeo Grazioli, 22) e I Fiori di San Lorenzo (Via Giuseppe Bertani, 10). 



 

NON C’È LIMITE AL LIMITE

Non c’è limite al limite è un festival di fotografia e inclusione che utilizza il linguaggio visivo per raccontare la disabilità in modo autentico e non stereotipato. Un progetto culturale e sociale che mette in dialogo arte, consapevolezza e solidarietà, sostenendo concretamente l’Associazione Casa del Sole Onlus. Dall'edizione 2025 delle letture portfolio di Non c'è limite al limite, la BFF ha selezionato il progetto “Il viaggio”, di Maria Cristina Orsini, per entrare a far parte del Circuito OFF del festival ed essere esposto alla Librerie.Coop di Mantova (Via Roma 3). Un viaggio lungo il Po durato quattro anni diventa un attraversamento del tempo e della memoria. Ogni ansa del fiume riflette una fase della vita, ogni incontro un frammento di sé.


 


 


 


 


 


 

TALK


 

Tutti i Talk sono aperti gratuitamente al pubblico presso la Casa del Mantegna in via Acerbi 47


 

Sabato 7 marzo, ore 10:30

The Cooling Solution Fotografia e ricerca scientifica in un pianeta che si riscalda, presentazione del progetto con Gaia Squarci, Jacopo Crimi e la prof.ssa Enrica De Cian

Visita guidata della mostra con la fotografa alle ore 17:30


 

Sabato 7 marzo, ore 16:30

Connecting Photography Festival Worldwide!

Speaker: Laura Ligari di IPFA (International Photography Festival Association)


 

Domenica 8 marzo, ore 10:30

Infertile Crescent: How Colonial Borders Shaped the Middle East, presentazione del progetto con Nadia Bseiso


 

Domenica 15 marzo, ore 16:30

Tierra Prometida, presentazione del progetto con Lisa Elmaleh (da remoto)


 

Sabato 21 marzo, ore 10:30

La fotografia come terapia per superare una crisi

Speaker: Elena Alfonsi


 

Sabato 21 marzo, ore 16:30

Il corpo come contesto

Speaker: Marta Viola


 

Domenica 22 marzo, ore 10:30

5 libri fotografici per esplorare il concetto di limite

Speaker: Emanuela Amadio di Case di Fotografia


 

Domenica 22 marzo, ore 16:30

SCOMODƏ - Figure e pratiche sul femminile che rompono la narrazione Ieri, domani, sempre

Speakers: Futura Pagano e Sara Scanderebech di GOD IS A WOMAN


 

Sabato 28 marzo, ore 10:30

Introduzione alla collezione

Speaker: Pier Luigi Gibelli


 

Sabato 28 marzo, ore 14:30

Spazio Liminale Virtuale: Le insidie dei social network

Speaker: Serena Mazzini


 

Domenica 29 marzo, ore 10:30

Corpi grassi in transizione. La non conformità ai margini

Speakers: Lara Lago e Giulia Capodieci, fondatrici di Culon

WORKSHOP


 

Palazzo del Plenipotenziario, Piazza Sordello 43

Modalità di prenotazione: a partire da lunedì 26 gennaio, direttamente su www.bffmantova.com/programma2026 oppure scrivendo a prenotazioni@bffmantova.com. Le iscrizioni chiudono una settimana prima della data dell’evento.


 

La Fotografia come Strumento

A cura di Gaia Squarci

Il potere evocativo della fotografia l’ha trasformata spesso in oggetto di culto; tuttavia, le immagini fotografiche non esistono come oggetti isolati: il loro potenziale diventa tanto più manifesto quando entrano in dialogo con altri media e il contesto di applicazione (carta stampata, spazi pubblici o online) viene progettato con cura.

Questo workshop è rivolto a fotografi/e che desiderano ampliare la loro pratica sperimentando con testo, suono, dati o brevi video insieme alle loro immagini, sia che stiano già esplorando questa direzione o che abbiano appena iniziato.

Gaia Squarci è una fotografa e videomaker che vive tra Milano e New York, dove insegna Digital Storytelling all'ICP. Il suo approccio personale si allontana dalla tradizione narrativa descrittiva della fotografia documentaristica e del video: nei suoi lavori, Squarci indaga temi come il rapporto tra persone e ambiente, l’invecchiamento e i legami familiari. È membro di Prospekt e fellow dell'IWMF.

Domenica 8 marzo, ore 10-13 / 14-18

Costo: € 159 | Numero partecipanti: 10 massimo


 

Punti ipersensibili: Immagini e geografie dell’intersezione

A cura di Marta Viola

Il laboratorio tenuto dalla fotografa Marta Viola è rivolto a coloro che vogliono analizzare la relazione tra individuo e spazio urbano. Attraverso la fotografia e la tecnica del collage leporello si indagherà la stratificazione dello spazio, scomponendo e ricomponendo elementi visivi e testuali e costruendo così una propria intima narrazione visiva.

Marta Viola è autrice, fotografa, psicologa e geografa. Realizza laboratori espressivi attraverso l’uso di immagini e testi; cura la programmazione di eventi culturali. Ha pubblicato due libri: Sangue bianco (Seipersei, 2018), di cui ha prodotto anche il podcast, e Cotton Candy (Yogurt Editions, 2021).

Domenica 22 marzo, ore 10-13 / 14-17:30

Costo: € 85 | Numero partecipanti: 12 massimo


 

Per piacere uno shooting femminista

A cura di Lara Lago e Giulia Capodieci, fondatrici di Culona 

Un workshop esperienziale e uno shooting fotografico per esplorare il potere seduttivo, la bellezza dei corpi e la sorellanza. Un appuntamento al buio che non parla di trovare un partner, ma di piacere, consenso e libertà di espressione. Senza limiti di età o taglia: vieni come sei, sexy come vuoi. Perché il tuo corpo non è mai stato il problema.

Lara Lago e Giulia Capodieci. Un’amicizia nata parlando di fat liberation. Lara, tra Instagram, incontri e carta stampata, parla di grassofobia smontando stereotipi e bias interiorizzati nel giornalismo, nella moda e nella vita di tutti i giorni. Giulia si interroga su cura e non conformità in ottica eco-femminista, attraverso il suo erbario emotivo e altre lezioni imparate dalle piante. Su Instagram le trovate come @lara_lake e @la.seccatrice.

Domenica 29 marzo, ore 14-17:30

Workshop riservato a donne e persone che si identificano come non binarie

Costo: € 25 | Numero partecipanti: massimo 25


 

LETTURE PORTFOLIO


 

Sabato 7 marzo, ore 10-13:30

Palazzo del Plenipotenziario, Piazza Sordello 43

Costo: 30 euro per 1 slot di 20 minuti

Modalità di prenotazione: a partire da lunedì 26 gennaio, direttamente su www.bffmantova.com/programma2026 oppure scrivendo a prenotazioni@bffmantova.com.

Le iscrizioni chiudono una settimana prima della data dell’evento.


 

Torna anche per questa edizione lo spazio delle Letture Portfolio, uno dei pilastri della programmazione del festival. L’appuntamento si conferma un’occasione preziosa per i fotografi che desiderano sottoporre le proprie opere allo sguardo esperto dei professionisti del settore. I lettori che parteciperanno sono Emanuela Mirabelli (Marie Claire), Laura Ligari (Experimental Fotofestival/Ipfa), Alberto Prina (Festival Fotografia Etica, Lodi), Cornelia Marchis (RCS MediaGroup), Daria Bonera (DB Agency).


 


 

LABORATORI DIDATTICI PER L’INFANZIA


 

Casa del Mantegna in via Acerbi 47

Gratuiti previa prenotazione, fino al raggiungimento dei posti disponibili (massimo 15 partecipanti).

Modalità di prenotazione: a partire da lunedì 26 gennaio, direttamente su www.bffmantova.com/programma2026 oppure scrivendo a prenotazioni@bffmantova.com.


 

A cura di Giulia Tomasi e Stefania D’Alberto


 

Lo spazio tra buio e luce (6-9 anni)

Sabato 14 marzo, ore 16:30


 

Prospettive insolite (10-13 anni)

Domenica 15 marzo, ore 10:30

 

 

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Mantova e provincia
Pubblicato il 03/03/2026

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