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Ottobre 2018
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Le porte del Palio di Parma - Porta S. Francesco

Le porte del Palio di Parma - Porta S. Francesco

Porta S. Francesco (p.le Barbieri)

Il colore dello stendardo era bianco. In araldica il Bianco (o argento) è uno dei colori nobili ed indica innocenza, purezza, castità, ma anche vecchiaia e morte. Analogamente il giglio raffigurato nello stemma ha significato di santità. L'animale simbolo è il lupo, chiaramente ispirato al miracolo di Gubbio, ma in duplice forma ad indicarne la feroce pericolosità e la mansuetudine fedele verso i meritevoli!Nel 1230 Parma raggiunse il massimo della sua estensione muraria, infatti le mura viscontee e rinascimentali non fecero altro che insisteresul perimetro fissato in quell'anno. Le porte della città raggiunsero il numero di 17 e fra queste Porta San Francesco costruita nel 1261. La porta prese il nome dall'omonima strada (oggi via Nino Bixio): la tradizione vuole che il Santo sia passato proprio da questa in uno dei suoi tanti viaggi. Sicuramente il nome è dovuto alla presenza dell'Ordine Francescano (tuttora esistente) e di un Oratorio (andatodistrutto) dedicato a S. Francesco: testimonianze concrete della devozione popolare al nuovo messaggio del poverello di Assisi. Sorgeva presumibilmente dove ora si trovano i cancelli di Piazzale Barbieri (da non confondersi con la costruzione risalente al sedicesimo secolo, ora sede della Famija Pramzana). Porta San Francesco era l'uscita per i grandi feudi della montagna: Torchijara, Corniglijo, Varano, Bardi... Era anche l'ultimo lembo della città che salutava il "romeo" che si avviava pellegrino verso Roma; avvenimento eccezionale per lunghezza e pericolosità del viaggio. I parmigiani, o i pellegrini che avevano fatto sosta a Parma e riprendevano il cammino, venivano accompagnati in corteo fino a Porta S.Francesco dal Vescovo e dalle autoritàcivili. Era detta la "gloriosa" proprio per questo e non per fasti bellici. Gli abitanti della zona sotto l'influenza strategica della Porta sono sempre stati, fino a tempi più recenti, allegri e battaglieri, fieri dell'appartenenza ad una fetta della città, speso contrapposta al "potere" che risiedeva oltre il ponte a schiena d'asino dedicato aS. Napomucenemo che i parmigiani chiamavano familiarmente "Nepù che meno"! .

Fonte CSI PARMA

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