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Salsomaggiore - IL COMBATTIMENTO DI PIETRA NERA

Salsomaggiore - IL COMBATTIMENTO DI PIETRA NERA

Era  la mattina del 12 ottobre del 1944, sulle cime di Pietra Nera, vi erano piazzate tre mitragliatrici del tipo Breda 37, due Fiat 35, 12 mitragliatori Bren. Più in basso vi erano tre squadre di partigiani armati di mitra, di Sten e fucili ripetitori e bombe a mano, pronti all’intervento. La 2° Squadra del Distaccamento di Sussistenza, disposta a sbarramento della strada di Monte Canate, aspettava l’ordine di aprire il fuoco.

Ad un tratto il nemico, giunto sulla spianata a circa 200 metri dal monte Pietra Nera, fermò i suoi automezzi e, mentre la truppa scendeva, altri camerati piazzavano le armi pesanti verso i monti, come se avesse voluto tentare l’avanzata, metro per metro. Il comandante Kaco, attonito vicino al cannone, chiamò il suo vice per un consulto: “ma cosa fanno quelli?”. Nel frattempo i partigiani con armi leggere scivolavano giù dai ripidi costoni di Pietra Nera per andare incontro al nemico, che non doveva in alcun modo porre piede nella vicina zona boscosa e tanto meno sulle rocce della montagna. I camerati in  piccoli gruppi salirono l’argine della vasta spianata e cominciarono a dar fondo alle loro provviste.

I partigiani non credevano ai loro occhi.

Così  il puntatore del cannone da 47, senza strumentazione goniometrica, centrava il cingolato che andava in fiamme. In un batter d’occhio si sprigionò un inferno di fuoco. Tutte le armi erano in azione. E per tutto il pomeriggio continuò il duello tra il cannone dei partigiani e una mitragliera 4 canne da 20 mm del nemico, travolto sul campo di battaglia e successivamente costretto alla resa.

Sul finire della  battaglia, il giovane commissario Kira, alla testa dei suoi volontari, si lanciò con orgoglio sulla micidiale arma nemica, per riconquistarla e per porla al fianco del cannone sulla Pietra Nera, che aveva con baldanza contrastato colpo su colpo le batterie nemiche, vincendo; un sergente tedesco, ferito, trovò tuttavia, la forza per azionare il grilletto della sua mashinen-pistole e colpire l’eroico partigiano.

Più tardi, altre unità nemiche giunsero a Ponte Grosso. Questa volta, però, con bandiera bianca, per trattare con il comandante partigiano; un modo placido di ritirata per consentire agli sbandati di raggrupparsi e di portare via i tanti camerati tedeschi e repubblichini messi fuori combattimento. Il colloquio fu breve. Nessun accordo era stato raggiunto. Nel frattempo i partigiani avevano portato il loro eroe senza vita, il commissario Kira, in una casa di contadini, mentre altri avevano trascinato a forza di braccia la mitragliera 4 canne sulla Pietra Nera, posizionata a difesa del territorio accanto al cannone, ove l’avrebbe voluta  Kira. A sera, col favore delle tenebre, il nemico rinnovò la puntata: breve ma violentissima. Armi pesanti lanciavano migliaia di proiettili senza sosta, sulla montagna di Pietra Nera e sul Monte Canate, alle quali risposero  con altrettanta violenza determinazione i partigiani. La mitragliera, da poco conquistata si inceppava. Il mitragliere non riusciva a regolare la valvola di ritorno gas.

Ma ecco che uno dei prigionieri repubblichini volle parlare col comandante partigiano, per dirgli che egli era un repubblichino si, ma firmaiolo forzato. Disse che fu costretto ad aderire alla Repubblica di Salò, per far liberare i suoi genitori, imprigionati dalle Brigate Nere, pena la fucilazione, qualora egli non avesse aderito alla Repubblica Sociale, e chiese di poter manovrare la mitragliera, che ben conosceva.

La richiesta fu accolta. Così i partigiani, con la mitragliera e il cannone abilmente piazzati sulle alte vette e con le armi che si erano arroventate, fecero della Pietra Nera un baluardo di libertà. Il nemico suonato per la seconda volta, dovette ritirarsi. I partigiani, assieme a diversi contadini della zona che avevano preso parte con loro alla dura battaglia, scesero dal monte per recarsi alle loro sedi, ma prima si recarono uno dopo l’altro, tutti in fila, a rendere omaggio, onore e gloria al commissario Kira.

Fonte Nando Donnini

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